Il riposo dei guerrieri
di Mario Grigioni

 

La lingua inglese, con un’espressione simpatica anche se desueta, definisce Jack of all trades [Giovannino di tutti i mestieri] una persona in grado di svolgere un’ampia gamma di attività. Esistono parecchi termini equivalenti, in italiano: il classico factotum, l’incolore tuttofare, l’ambiguo faccendiere. Ma, senza dubbio, il vocabolo che meglio esprime il concetto di spirito d’iniziativa, competenza e flessibilità è il veneto fasotutomi.

In quell’estate di tanti anni fa, alla Smalp di Aosta, il prestigioso titolo venne conquistato sul campo da due istruttori della prima compagnia: i sergenti di complemento Artemio Scavazzini ed Ermenegildo Rossetti.
Il veronese Scavazzini, fotografo e musicista, era comandante di squadra nel secondo plotone (con lo sten Fiorenzo); il bolzanino Rossetti, invece, aveva limitate responsabilità operative poiché, quale grande esperto di bricolage, il capitano Beppo gli aveva affidato l’incarico di minuto mantenimento interno alla prima compagnia. Rossetti era idraulico, elettricista, tapparellista, imbianchino, muratore e, all’occorrenza, persino armiere. Inoltre, gestiva l’opera di Villeneuve, e coordinava in loco le esercitazioni degli Alpini d’arresto.

Il 50° corso AUC era appena terminato e, in attesa del 52°, gli ufficiali ed  i sottufficiali della prima compagnia si preparavano ad affrontare, con un misto di sollievo e di ansia, il cosiddetto periodo di intercorso. Dopo la baldoria fatta dai neo-promossi sergenti, ed il trambusto che aveva accompagnato la loro partenza verso i Reparti di destinazione, sulle camerate della prima compagnia era calato un silenzio irreale, ammantato di un velo di tristezza.
Ma, come nella migliore tradizione Smalp, la saudade durò soltanto lo spazio di un mattino…

“Rapporto ufficiali, di corsa !” ordinò il capitano Beppo.

Il primo ad essere sistemato fu Fiorenzo: “lei Fiorenzo, ora che non ha il plotone, si dedicherà a tempo pieno ai corsi di trasmissioni delle altre compagnie. Tanto –aggiunse con una punta di acidità  il capitano-lo faceva anche prima. Lei è esentato dai servizi di compagnia, si accomodi pure”. Senza farselo ripetere, il giovane sten salutò ed infilò la porta il più velocemente possibile: Morgex, La Thuile, Courmayeur… per un mese sarebbe stato soltanto Delta Golf Lima Uno (il suo nominativo radio al quale era tanto affezionato), quasi una vacanza retribuita!

Gli altri ufficiali ricevettero le disposizioni di competenza, e fu poi il turno dei sottufficiali.

“Avrete certamente notato – esordì il capitano- che quasi tutti i telai delle borse-valigie sono in condizioni pietose, e devono essere saldati. Ci sono dei volontari ?”
“Ci penso io, signor capitano” rispose prontamente Scavazzini.
“Ma lei di mestiere fa il fotografo, è capace di saldare ?”
“Certamente, e poi mi aiuterà Rossetti, non è vero, Rossetti ?
“Va bene, allora datevi da fare, questo è quanto, e più di tanto non garantisco”.

Scavazzini decise di allestire la stazione di saldatura nei servizi igienici al pianterreno, ove Rossetti trascinò faticosamente un carrello con due enormi bombole: forse, cotanta attrezzatura sarebbe stata più idonea a saldare le lamiere di un tank ma, come suol dirsi, melius abundare quam deficere.
Un’efficiente corvè di sergenti in tuta mimetica provvide alla movimentazione dei telai, che Scavazzini e Rossetti saldarono con grande perizia. Il calore della fiamma, rafforzato dal riverbero sulle piastrelle, conferì ai due un’estemporanea tintarella, simile al colore degli astici del Maine dopo quattro minuti di cottura in acqua bollente.
Il lavoro venne completato rapidamente ma, a loro insaputa, un progetto ben più impegnativo li attendeva.

“Le pareti delle camerate  devono essere rinfrescate –disse il capitano Beppo- ma se chiediamo l’intervento del plotone comando fanno in tempo ad arrivare non soltanto il 52°, ma anche il 54° corso: dobbiamo arrangiarci da soli. Lei Rossetti è nominato capo cantiere. Scelga pure i suoi collaboratori, poi si metta al lavoro. Il materiale è già a sua disposizione in magazzino. Questo è quanto, però aggiungo un particolare che forse vi interesserà. Starò via alcuni giorni; se, al mio rientro, il lavoro sarà stato completato a regola d’arte, tutto il gruppo di lavoro avrà tre giorni più viaggio di licenza.”

Rossetti non ebbe problemi a reclutare i volontari, che suddivise in efficientissime unità operative. Con alcuni letti a castello, recuperati fra i rottami, vennero allestiti dei rudimentali trabattelli, che permisero agli improvvisati imbianchini di lavorare in parallelo. Per alcuni giorni, gli ordini secchi ed i rimproveri di Rossetti, pienamente calato nel proprio ruolo, risuonarono nei corridoi; il silenzio irreale dell’intercorso era ormai un ricordo, lontano nel tempo.

Il capitano Beppo rientrò alcuni giorni dopo, come previsto (secondo una voce mai confermata, egli  stesso era stato impegnato in analoga attività, a casa propria), e convocò prontamente la task force degli imbianchini.
“Allora, a che punto sono i lavori ?”
“Sergente Rossetti Ermenegildo, capo cantiere della prima compagnia. Riferisco sui lavori come segue: locali da imbiancare 16, locali imbiancati 16 “. Forse, il rapporto di Rossetti fu eccessivamente formale ma, data la posta in palio (i tre giorni di licenza), era meglio non correre rischi…
“Chi ci ha lavorato oltre a lei ?”
“I sergenti Scavazzini Artemio, Cardarelli Erminio, Zanetti Pasquale, Tamburini Diego, Giudici Carlo, Felicetti Enrico…”
“Bene, ora andiamo a fare un giro di verifica. Intanto lei, Scavazzini, prepari le licenze, se va tutto bene quando torno le firmo”
“Sono già pronte signor capitano” disse Scavazzini, estraendo una cartellina rossa dal cassetto della scrivania.

Il capitano Beppo fu di parola: palesemente soddisfatto del lavoro, firmò prontamente le licenze e, nel giro di pochi minuti, i sergenti furono sul piede di partenza. Erano tempi turbolenti (il fatidico 1968) e circolavano spesso voci di imminenti allarmi, quindi era meglio non perdere tempo. Tamburini, alto e dinoccolato, saltò al volo i gradini della Chiarle e attraversò il cortile ad ampie falcate. Zanetti, come sua abitudine, saltò direttamente dalla finestra del suo alloggio (a pianterreno, per fortuna).

Scavazzini fece una fugace tappa a Chatillon per salutare la “zia”, poi prese il treno per Chivasso-Milano – Verona. Alla stazione di Novara, una signora di mezza età occupò il sedile di fronte a lui.
“Mi dica, giovanotto, lei è un Alpino, vero ?”
“Sì signora, sono un sergente degli Alpini”
“E mi tolga una curiosità, quella montagna che si vede sulla sua spallina è il Cervino ?”
“Sì è proprio il Cervino, noi ad Aosta lo chiamiamo anche la Gran Becca”
“Eh il Cervino, che meraviglia, scommetto che è proprio lì in cima che si è preso quella bella abbronzatura. Beati voi Alpini, sempre sulle vette !”

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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