Sulle Tracce di Mario

“Nato e cresciuto in una casa di ringhiera a Milano, Fiorenzo era figlio di un operaio della CGE che gli aveva inculcato fin da piccolo la passione per la montagna e lo sci.
Compatibilmente con le ristrettezze economiche, egli praticava assiduamente entrambi gli sport. Fin dall’età di 14 anni si era iscritto al CAI e alla FISI, così da usufruire di sconti sugli impianti di risalita e nei rifugi.
La decisione fu lungimirante poiché, in assenza di raccomandazioni o di qualunque referenza in ambito militare, probabilmente lo aiutò a raggiungere l’obiettivo che si era prefisso: diventare un ufficiale degli Alpini.
Il buon Fiorenzo partecipò quindi alla selezione, a Torino, e pieno di speranze ritornò a Ivrea in trepida attesa.
Un paio di giorni prima delle ferie aziendali (la Olivetti chiudeva in luglio, per non sovrapporsi alla Fiat), la segretaria Rita lo rincorse mentre stava uscendo dall’ufficio:
«Fiorenzo, corri, c’è tua mamma al telefono, da Milano. Deve essere una cosa importante: mi sembrava un po’ agitata».
 E ne aveva motivo.
«Sono venuti a casa i carabinieri con un dispaccio urgente: entro domani sera devi presentarti alla Scuola Militare Alpina di Aosta.» “ (da lEporediese, primo “nanetto” del Grigio per Sulle tracce di Mario, 2012)

Ecco: la Scuola Militare Alpina di Aosta e le tue tracce…
Caro Fiorenzo, nostro Mario, è passata solo qualche settimana da quando ti abbiamo accompagnato nel tuo ultimo viaggio, nella Chiesa di Sant’Ambrogio a Cassina Amata: eppure sembrano già mesi e anni che ci manchi, che non sentiamo più la tua voce , che non leggiamo più le tue mail, i tuoi messaggi sul pc o sul cellulare.

Maria Grazia quel giorno, al termine del ricordo affettuoso e commosso di te, del suo “fratellone”, ha parlato di Sulle tracce di Mario, il libro posato sulla tua bara: il tuo libro, il tuo legato.

E ci ha ammonito, ricordando le tue innumerevoli qualità e l’amore con il quale l’avevi scritto, dicendo che sarebbe stato difficile seguire le tue, [di] tracce.

Anche per me, sì, il modesto diretur, che  pure ha  inventato il titolo di quel libro straordinario, quel libro che tu avevi già iniziato a leggermi “in diretta”, in quell’afoso pomeriggio del 1967 che ci unì, per sempre.

Paolo Zanzi, il tuo "Socio"

48° AUC

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Per Mario Grigioni

Mario, il "Grigio", era uno scrittore abile, piacevole e divertente.

Tutti, in Redazione, eravamo convinti che i suoi fossero i più bei racconti fra quelli scritti... "In punta di Vibram". Infatti eravamo tutti d'accordo che, se a quella grande antologia avessimo voluto far seguire un altro libro di racconti, l'Autore avrebbe dovuto essere lui: lui, e nessun altro.  E, per fortuna, è andata proprio così.

Personalmente, poi, gli volevo un bene dell'anima per l'uomo che era: per la sua mitezza e la generosità.

Se ho capito bene lo "spirito Alpino", Mario lo rappresentava al meglio. Anzi, era qualcosa di più: era l'Alpino che saremmo tutti noi, e che anzi vorremmo essere, se nel mondo regnasse incontrastata la pace; se ognuno di noi avesse solo tanto da offrire, e nulla da chiedere per sé.

Ci mancherà tanto, ma non solo a noi che lo conoscevamo bene: mancherà al mondo intero.

Filippo 'Fil' Rissotto, 121° AUC

 

Arrivederci Mario

Mario ha stile. Lo ha usato anche per l’uscita da questa scena. Non ce ne siamo accorti ed è sparito, senza darci il tempo di dire "bai".

Mario è un maestro, pur se non ha mai preteso di insegnare a nessuno. Ha una cultura vasta, di cui non fa sfoggio, percepibile in ogni conversazione con lui, quale che sia l’argomento. Parla un inglese forbito. Scrive in un italiano lineare ed elegante. Ha un mare di interessi insoliti. È stato tanti uomini, in tanti posti del mondo. A frequentarlo, si scopre sempre qualcosa. A leggerlo, si sorride. A ripensarlo, s’impara.
È una persona notevole.

Mario è un comandante innaturale: non si tira indietro dinanzi a un dettame etico, in un mondo strampalato in cui molti comandanti scrivono di etica con l’inchiostro simpatico. Porta il peso della responsabilità, ma in silenzio.

Mario è un fine umorista. Come tutti i veri umoristi, accentua i contrasti sfumandoli. Lo immagino sorridente, ora, ovunque si trovi, che prova a dirmi: «Dài, Scap, non scrivermi un "coccodrillo"!», mischiando - come sempre - la sua aria malinconica all’ironia più sopraffina.

Mario è un uomo buono. Forte delle sue debolezze. Incrollabile. Caparbio e dolce. Paziente anche quando perde la pazienza. Civile davanti all’inciviltà.

Mario è un uomo sobrio. Il minimalismo che tanto amiamo nei suoi racconti altro non è che educazione, quel decoro oggi dimenticato, che egli ha appreso da bambino e adottato a forma. Già, perché Mario è anche un uomo in cui sostanza e forma, meravigliosamente, coincidono.

Mario è un alpino. Ha scalato tutta la vita. Si è sudato il suo cappello con sacrifici invisibili. Giobbe, al suo fianco, ha certamente tenuto una sedia libera per lui, e ora si scambiano opinioni.

Sono forse l’ultimo che può parlare di Mario, perché l’ultimo dei tanti ad averlo conosciuto. Dopo la naia. Dopo Inpuntadivibram. Dopo le storie belle e faticose. Dopo i racconti. Dopo i suoi tanti trascorsi. Ho avuto la fortuna e l’onore di aiutarlo a confezionare il libro che tanto amava, il suo lascito di senso. In ciò, mi ha incoraggiato, sostenuto, motivato e convinto. Mi ha dato carta bianca per operare a cuore aperto sui suoi scritti. Mi ha regalato fiducia e rispetto. Ne è nata un’amicizia di stima, silenziosa e privata, com’era lui. Gliene sono grato.

Lo saluto con questi pensieri, ora che dovrò attendere un po’ per rivederlo.

Perché Mario è vivo. Vivo in tali e tanti modi che credo si commuoverebbe a contarli, nell’animo di tutti noi.

ScaP - Paolo Scatarzi, 113° AUC SMAlp

Francia, 20 febbraio 2020

 

 
Mario e Carlo (nell'ufficio del "Diretur") a Milano   Mario con gli Sten "Federico" e "Bobo" all'Adunata di Cuneo 2007
 
Mario con Fil Rissotto (121 AUC) a Caluso   3 Luglio 2004: a Pila con i Veci del 48° AUC

 

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