Noblesse oblige
di Mario Grigioni

 

“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”
Il celebre aforisma descrive, in modo ineccepibile, le sensazioni che un bel viaggio è in grado di produrre: non a caso, l’autore è un certo Guy de Maupassant, uno che di viaggi se ne intendeva.

Le provarono, in quella bella estate di tanti anni fa, due sottotenenti in servizio alla Smalp, gli inseparabili Federico e Fiorenzo, veterani del 48° AUC, in occasione di un memorabile viaggio all’estero. Ad esse si aggiunse il sottile fascino della trasgressione poiché, come noto, a quei tempi esistevano severe restrizioni ai viaggi per chi portava le stellette.

Tutto ebbe inizio quando, al circolo ufficiali, il sottotenente Fernando Galimberti, loro compagno di corso, avvicinò i due amici: “Voi due pirloni, siete liberi questa sera ? Ah, bene, mio padre avrebbe piacere di conoscervi. Vediamoci qui fuori al termine del servizio, andiamo su insieme a Courma a trovarlo. E’ meglio che andiamo con due macchine, io mi fermo su a dormire. E mi raccomando, mettetevi in diagonale, fatemi fare bella figura !”

Il conte Fernando Galimberti, milanese, era il rampollo di un’illustre famiglia di industriali. Suo padre, il conte Attilio, già ufficiale degli Alpini e figura leggendaria nel mondo dell’alpinismo, aveva partecipato alle prime spedizioni italiane in Patagonia, negli anni 30.

All’ora convenuta, Federico e Fiorenzo erano pronti, in attesa accanto alla mitica 500 blu. Li raggiunse sgommando Galimberti, a bordo della sua Mini Cooper: indossava un impeccabile completo blu doppiopetto, con camicia azzurra e cravatta scura a pois. “Seguitemi, mio padre ci attende su nel nostro albergo di Courmayeur”. E ripartì, seguito da Federico che, non senza qualche comprensibile difficoltà, riuscì a mantenersi in scia fino a destinazione.

Sul piazzale dell’hotel un portiere gallonato si avvicinò con passo marziale alla Mini e, con un formale inchino, aprì la portiera: “Buonasera signor conte, suo padre vi attende nella saletta verde”. “Buonasera Osvaldo. Ah, per cortesia, faccia sistemare anche la macchina dei miei amici”
E così, Federico e Fiorenzo vennero ammessi al cospetto del conte Attilio. Erano comprensibilmente emozionati ma, con un paio di battutacce da cumenda milanese, il conte li mise a loro agio, e la conversazione si sviluppò in modo piacevole e rilassato.

Quando i due uscirono dall’hotel, il Monte Bianco era immerso nell’oscurità, salvo qualche fioca luce su al Pavillon ed al rifugio Torino. Tuttavia, forse suggestionati dai racconti del conte, sembrava loro di scorgere il profilo arcigno dell’Aiguille Noire de Peuterey e, più in alto, il severo pilone centrale di Freney. Federico individuò addirittura la silhouette del Cerro Torre ma, forse, ciò dipese dal Barolo d’annata generosamente offerto dal conte…

Poi, la loro attenzione venne irresistibilmente attratta dalle luci gialle all’imbocco del Traforo, inaugurato soltanto da un paio d’anni. “Pensa che meraviglia -commentò Federico-dodici chilometri di tunnel e siamo in Francia. Che ne diresti se andassimo a farci un giro ?” . “Ma non si può -rispose Fiorenzo, sempre ligio al regolamento-lo sai che è vietato andare all’estero”. “Ma dai, non intendevo dire di andarci ora. Basta che ci organizziamo e ci mettiamo in borghese, chi vuoi che si accorga che siamo militari. Mica ce l‘abbiamo scritto in faccia”.

E così, l’ambizioso (e trasgressivo) progetto prese forma. Il giorno dopo, Federico si presentò al circolo con una cartina geografica che, dopo avere verificato l’assenza di occhi indiscreti, dispiegò con evidente soddisfazione: “Guarda qui. Partiamo sabato pomeriggio al termine del servizio. Passato il Traforo, facciamo un giretto a Chamonix poi andiamo giù verso la Svizzera. Passiamo la frontiera ad Annemasse, diamo un’occhiata a Ginevra e poi costeggiamo tutta la sponda svizzera del lago Lemano. Magari ci fermiamo a dormire qui, dalle parti di Montreux. Poi, la domenica, andiamo fino a Martigny, saliamo al colle del Gran San Bernardo e, in serata, rientriamo ad Aosta”

Il sabato successivo, sempre a bordo della fedele 500, l’ambizioso piano prese il via. L’unica incognita riguardava il passaggio del confine al Traforo che, benchè rigorosamente in borghese, i due transfughi affrontarono con una certa trepidazione.
“Documenti prego” chiese l’agente della Polizia di frontiera (militare anche lui, a quei tempi) che, evidentemente, conosceva il proprio mestiere:…due giovani con i capelli corti (era il 1968 !), uno di Genova e uno di Milano… “Ah salve ragazzi, fate servizio giù in valle ?”. “Sì -rispose Federico, impassibile come Steve McQueen nel ruolo di Concinnati Kid-ad Aosta”. “Bene, buon viaggio e buon divertimento. Se passate dalle parti di Ginevra dateci un’occhiata, ne vale la pena -concluse l’agente strizzando l’occhio”. Cercando di controllare il tremito delle mani, Federico ritirò i documenti e, forse grattando leggermente, ingranò la prima e fece rotta verso la libertà.
Chissà, forse tutte quelle restrizioni sui viaggi erano dovute a decisioni locali del Comando Smalp. O, magari, il bravo poliziotto era stufo di vedere transitare scassati pulmini Volkswagen stracolmi di “capelloni” (termine in voga allora) diretti verso le luci del Nord.
Il viaggio si svolse come previsto, senza alcun intoppo o contrattempo: del resto, la capacità di pianificazione di Federico era già evidente allora.

Quel tocco onirico descritto da Maupassant si materializzò quando, sul lungolago di Montreux, un’insegna al neon attirò i due amici col suo fascino irresisitibile: “HOTEL BRISTOL” [Alla Smalp, era chiamata “Bristol” la camera di punizione]. La decisione di Federico e Fiorenzo fu immediata e, in un certo senso, inevitabile: a costo di dare fondo ai risparmi sottratti al non lauto stipendio da sottotenenti, quello era il luogo dove pernottare. E così fecero.

La domenica sera, al rientro in caserma, vennero raggiunti dal sottotenente Bobo che, essendo al corrente del progetto e dei rischi connessi, si affrettò ad informarsi: “e allora, farinelli, come è andata ?”. “Ah benissimo -rispose Fiorenzo-sai che abbiamo dormito al Bristol ?”.
Bobo scosse la testa e si allontanò bofonchiando…”mach parej, uno sta qui sabato e domenica a ruscare e loro vanno a divertirsi, poi tornano e lo prendono pure per il didietro”…

Quarant’anni dopo, mentre Fiorenzo smanettava il suo inseparabile PC, il petulante ping di Outlook segnalò l’arrivo di una mail. Era di Federico: “…l'altra sera ero a Montreux a cena e mi tornava in mente la nostra gita e pernottamento all'hotel Bristol di quella citta'.Te ne ricordi ?? “.

La domanda era palesemente retorica. O, forse, Federico intendeva verificare gli eventuali danni inflitti dall’età alla memoria di Fiorenzo. Come sarebbe stato possibile dimenticare un’esperienza del genere ?

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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