Liscio come l'Olio
di Mario Grigioni
Un proverbio milanese elenca, forse in modo eccessivamente schematico, “ I tri mestèe inutil: pertegà i nus, fa’ via la nev e massà la gent “ [ I tre lavori inutili: scuotere le noci dall’albero, spalare la neve e ammazzare la gente ]. Chissà perché, benchè la filosofia ispiratrice del proverbio sia ovvia e di immediata comprensione, i tre “mestieri” descritti (soprattutto il terzo) vengono praticati assiduamente…
Nel microcosmo della Smalp, in quei lontani anni sessanta del secolo scorso, la prima e la seconda attività facevano parte del modus operandi abituale mentre, per fortuna, la terza non veniva applicata.
Le foglie erano scosse preventivamente dagli striminziti alberi che decoravano i cortili della Cesare Battisti, in modo da evitare che ne deturpassero l’estetica cadendo al suolo. Per quanto riguarda la neve, non essendo possibile intervenire in modo preventivo, si provvedeva comunque a spalarla praticamente in real time.
Si svolgevano poi molte altre attività collaterali che, benchè tecnicamente non definibili “inutili” nell‘accezione del suddetto proverbio, poco avevano a che fare con il core business della prestigiosa Scuola.
I ciotoli delle aiuole, ad esempio, venivano dipinti di bianco, e meticolosamente ritoccati in occasione di visite importanti . Il pavimento dell’ingresso principale, non importa se pulito o sporco, doveva essere rinfrescato con acqua fredda (senza detersivi) ogni giorno alle 7.45: il mansionario dell’ufficiale di picchetto era tassativo in proposito. Nei cortili della caserma era obbligatorio muoversi di corsa e lungo il perimetro; erano vietati, ed adeguatamente sanzionati, gli attraversamenti in diagonale o, peggio ancora, a zig-zag.
Il piazzale antistante la casermetta Chiarle, la Palazzina AUC, aveva un fondo in ghiaia (a parte un angusto marciapiedi in cemento lungo il perimetro) che, naturalmente, doveva sempre essere perfettamente livellato. All’uopo, in magazzino erano disponibili dei piccoli rastrelli; solitamente, il lato nord era di competenza della prima compagnia, quello sud della seconda. Talvolta però era necessario intervenire in emergenza, come accadde in quel fatidico pomeriggio di fine estate.
Durante l’ora di riposo pomeridiano due vej del secondo plotone prima compagnia, il sottotenente Fiorenzo ed il sergente Artemio Scavazzini (veterani dei corsi gemelli 48° AUC e 16° ACS), erano impegnati in un’importante discussione. Essendo entrambi di servizio, si trovavano nell‘ufficio comando compagnia, in attesa della ripresa delle attività,
“Secondo i miei calcoli -disse Fiorenzo-dovremmo congedarci il 17 ottobre. La va a pochi !”
“Non credo - replicò Artemio - io ho fatto bene i conti. Non per deluderti, ma secondo me ci congederemo il 22”
“Ti sbagli. Io ho avuto il baffo da sergente il 17 dicembre, e la stelletta il 17 aprile, quindi…”
“Sì però mi sembra che la data ufficiale di inizio corso fosse il 22 luglio, quindi bisogna calcolare 15 mesi da quella data”
“Ah, ma senti là fuori che casino. Andiamo a vedere cosa succede, mi sembra la voce del capitano, riprenderemo la discussione appena possibile”.
Era in effetti il capitano Beppo, il loro comandante di compagnia, che travolse i due con la forza di uno tsunami.
“Guardate che schifo questo cortile, sembra che ci sia passata una mandria di muli. Al massimo, andrebbe bene ai francesi per farci una partita di pétanque. Avanti, datevi da fare, fate spianare la ghiaia, non lo sapete che fra mezz’ora arriverà in visita il generale comandante, forse anche con degli ospiti stranieri ?”.
Ci fu un attimo di panico ma fortunatamente, come sempre in questi casi, fu Scavazzini a prendere in mano la situazione. Si precipitò in corridoio urlando a squarciagola “Secondo plotone adunata immediata, in tuta mimetica !” e, nel giro di qualche minuto, quaranta paia di braccia erano pronte (anche se non propriamente entusiaste) all’azione.
Vennero prontamente recuperati i rastrelli ma, fra lo sgomento dei presenti, fu subito chiaro che la quantità degli attrezzi era insufficiente per completare il lavoro nel breve tempo a disposizione.
“E se prendessimo una staggia ? Sono sicuro che al minuto mantenimento ne hanno una -propose un giovane caporalmaggiore ACS-Anzi, so che ora ci sono anche delle stagge a vibrazione, che fanno il lavoro più velocemente”
“E che cosa sarebbe una staggia ? -chiese Scavazzini-io di mestiere faccio il fotografo, e il tenente Fiorenzo fa il tecnico all’Olivetti, cosa vuoi che ne sappiamo”
“Lo so bene io che sono geometra -insistette il caporalmaggiore-. E’ quello strumento che usano i muratori per livellare i pavimenti.. C’è anche una bolla per metterli perfettamente in piano”
L’idea, creativa ed a suo modo affascinante, venne discussa ma accantonata per palese inadeguatezza: secondo un calcolo fatto dal sedicente geometra, sarebbero occorsi due giorni di lavoro per passare con la staggia tutto il cortile.
E così, l’indomito Scavazzini ricorse all’extrema ratio: gli allievi del secondo plotone, procedendo bene allineati, livellarono la ghiaia aiutandosi con i pochi rastrelli a disposizione e, ove necessario, con le mani.
Non mancarono i mugugni ma, entro l’orario previsto, il lavoro venne completato. Rimandati gli AUC in camerata, Artemio si godette la vista del cortile perfettamente liscio, giustamente orgoglioso del risultato raggiunto.
Il generale comandante giunse alla Cesare Battisti in perfetto orario. Si chiuse nell’ufficio del colonnello Italico, ove si trattenne per circa mezz’ora, poi risalì sull’auto blu e fece ritorno al Castello. Non mise nemmeno piede nel cortile AUC. Nemo propheta in Patria.
Molti anni dopo, grazie a una delle molte, incredibili “coincidenze fortunate” scatenate dal progetto In punta di Vibram, Artemio e Fiorenzo ebbero occasione di rimettersi in contatto: inizialmente, tramite e-mail e telefono e poi, finalmente, di persona.
“Ciao Artemio, è da un bel po’ di anni che non ci si vede !”
“Eh sì Fiorenzo, per l’esattezza sono quarantuno anni e un giorno”
“No ti sbagli, sono quarantuno e sei giorni”
“Ci siamo congedati il 22 ottobre del 19..., non ti ricordi ?”
“No, è stato il 17 ottobre, ne sono certo !”
In effetti, come deciso tanti anni prima, la discussione venne ripresa ma, anche in quell’occasione, non fu possibile giungere ad una conclusione univoca.
Tutto sommato, però, la cosa non ha grande importanza. Può darsi che, per giungere alla verità, occorrano altri quarantuno anni ma, in fondo, nessuno ha particolare fretta. Anzi…
Grigioni
Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente
presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina
alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore
di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.
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