Lezione di Galateo
di Mario Grigioni

 

Il curriculum studiorum della Smalp comprendeva una vasta gamma di materie teorico-pratiche, dai nomi intriganti e vagamente misteriosi: Ordine chiuso, LCB, NBC, Armi, topografia e orientamento, nivo-meteo, alpinismo, norme di procedura e molte altre. Era previsto persino un corso di Arte Militare, tenuto personalmente dal comandante del battaglione AUC. E, tanto per non sprecare tempo prezioso, la domenica mattina il comandante di compagnia impartiva una lezione di Azione Morale, della durata di un’ora.

Non era previsto, invece, un corso specifico di bon ton, forse perché era dato per scontato che i futuri ufficiali, come recita il noto assioma, fossero per definizione dei gentiluomini. Tuttavia, l’attenzione sugli aspetti formali era massima, ed ogni comportamento ritenuto non consono al decoro della Smalp era severamente punito.

Fra i più tenaci censori spiccava un ufficiale dall’approccio ruvido e severo: il capitano Giuseppe Barbieri, di Cuneo, detto anche “Foca-foca” perché così usava apostrofare gli allievi imbranati, che magari sbagliavano il passo o attraversavano il cortile in diagonale.
Barbieri era istruttore di alpinismo e teneva le sue lezioni (sia quelle teoriche in aula, sia quelle pratiche in palestra di roccia al Castello) in modo colorito e coinvolgente. La sua lezione sul cordino da valanga era un piccolo classico del genere: agitando un cordino nuovo di zecca e perfettamente avvolto, esclamava con grande enfasi “E ricordatevi che questo non è un batticoglioni, se usato nel modo opportuno potrebbe salvarvi la vita !”.
Naturalmente, Barbieri aveva ragione. Come Fiorenzo aveva constatato personalmente al battaglione Pieve di Cadore durante le marce invernali, il cordino veniva portato, intonso, agganciato al cinturone accanto al fodero della Beretta: in questo modo dava un tocco di colore all’uniforme ed evidenziava l’ appartenenza al prestigioso plotone esploratori. Anche in zone a rischio valanga tutti (Fiorenzo compreso) erano riluttanti a scioglierlo poiché sarebbe stato impossibile riportarlo allo stato originale.

Ma, oltre al cordino da valanga, il capitano Barbieri aveva un’altra idea fissa: le mani in tasca, per le quali aveva una vera e propria idiosincrasia. Chiunque venisse sorpreso in questo atteggiamento, per la verità poco marziale, veniva platealmente sanzionato, spesso attraverso il ricorso alle “pene alternative” (giri di corsa, pince etc) che irrogava a piene mani con evidente compiacimento.

Nessuno sfuggiva al suo occhio attento ed implacabile e, fra le tante vittime dei suoi strali, vi furono due sergenti di complemento in servizio al secondo plotone della prima compagnia.

Ironicamente, il primo ad essere sorpreso in flagranza di reato fu proprio il sergente Baudolino Poggio, di Alessandria, il più elegante del gruppo: sempre impeccabile, con la camicia ben stirata, i lembi della cravatta pareggiati e la piega dei pantaloni a lama di rasoio. Il suo eloquio pacato ed ironico, con la erre tipica della sua città di provenienza, contribuiva alla sua immagine di vero signore.
Tuttavia, nessuno è perfetto. Quel giorno, uscendo dal circolo sottufficiali, forse alla ricerca del fazzoletto o di una gomma da masticare, Poggio sprofondò le mani nelle tasche dei pantaloni: giusto in tempo per essere intercettato dal capitano Barbieri che, in rotta ortogonale di collisione, si stava dirigendo verso la porticina di via Lexert.

“Lei, sergente, come si chiama ?” La voce di Barbieri fece tremare i vetri del circolo ufficiali, al lato opposto del piazzale.
“Sergente Poggio Baudolino, prima compagnia, comandi”
“Prima compagnia ? Strano, dal portamento avrei detto che fosse un caposquadra dei conducenti. Lei è un mandrogno, vero”
“Sì signor capitano, sono di Alessandria”
“Bene, allora lei andrà nel suo alloggio e si cucirà le tasche dei pantaloni. Si presenti al prossimo intervallo delle lezioni con le tasche ben cucite, le terrà  così per una settimana”
E, visibilmente soddisfatto, il capitano Barbieri raggiunse la sua aula, ove avrebbe tenuto una lezione sulle valanghe e sui fattori ambientali che le provocano.

Qualche giorno dopo, toccò al sergente Battista Tamburini di essere beccato nello stesso, riprovevole atteggiamento. Alto e dinoccolato, Tamburini era (ed è tuttora, anche se non più iscritto nelle categorie giovanili…) un atleta di livello nazionale. Estroverso e compagnone, era l’opposto del suo compagno di plotone Poggio, e forse per questo i due andavano così d’accordo.

Quel giorno, all’ora del rancio, Tamburini aveva l’incarico di regolare la coda all’ingresso della mensa, accertandosi che gli AUC attendessero il loro turno con ordine e disciplina, bene in fila per due.   Mentre, con le mani in tasca, svolgeva il suo compito fischiettando Hey Jude dei Beatles, ebbe la sgradevole sensazione di essere osservato e, colto dall’ansia come il soldato di Samarcanda, si voltò per identificare l’origine della sua inquietudine: fortunatamente, non si trattava della nera signora ma del capitano Barbieri che, immobile all’angolo opposto del cortile, lo fissava intensamente.

Non fu necessario chiedere le generalità al sergente: Barbieri lo conosceva bene poiché, grazie alle sue doti sci-alpinistiche, spesso lo utilizzava come assistente in palestra di roccia e sui campi di sci estivo al Dente del Gigante. Forse per questo motivo, l’inevitabile sanzione venne comminata in modo insolitamente discreto. Senza distogliere lo sguardo dal sergente, Barbieri ruotò l’indice della mano destra, aprì la mano ad indicare il numero cinque e, infine, mosse alternativamente il palmo nel classico gesto del vai-vai . Messaggio ricevuto, forte e chiaro: cinque giri di corsa, da eseguire subito.

“Allievi, rimanete bene in fila, devo assentarmi qualche minuto per un impegno urgente”. E, cercando di non dare nell’occhio, Tamburini si avviò a scontare la pena. Nel tentativo di passare inosservato, corse il più veloce possibile, rasentando i muri e, convinto di avere salvato la propria reputazione nei confronti dei suoi allievi, riprese il proprio posto accanto alla coda. Ma, dal gruppo degli AUC, si levò un sommesso coro a bocche chiuse e l’orecchio musicale di Tamburini (nomen omen), non tardò a riconoscere il motivo, mancava solo la magica voce di John Lennon: “hey Jude, don’t make it bad, take a sad song and make it better…”

Il giorno dopo qualcuno notò che, attraversando il cortile, Tamburini aveva un atteggiamento insolitamente rigido e formale.
“Ma Tamburini, cosa hai fatto, ti sei cucito le tasche dei pantaloni ?”

“Ah sì, me l ‘ha consigliato Poggio, sapete che è un elegantone, l’ha fatto anche lui per migliorare la linea della divisa. Dice che fanno così anche nei negozi di moda, per evitare che si deformino i capi. E poi –ammise con fare riluttante- col capitano Barbieri in giro è meglio non correre rischi.”

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

Torna alla pagina iniziale