In Punta di Lapis
di Mario Grigioni

 

Agli inizi del XVII° secolo il poeta e religioso inglese John Donne, decano della cattedrale londinese di St.Paul, scrisse: “Quando un uomo muore, non viene strappato un capitolo dal libro, ma viene tradotto in una lingua migliore”.
Il celebre aforisma ci invita a riflettere sul fatto che, quando viene a mancare un uomo che ha fatto del bene nella vita, le sue opere non vanno perse, ma bensì valorizzate e proseguite nel tempo.

E’ questo il caso del nostro amico Franco De Toma, infaticabile animatore dell’ iniziativa “AUC pro Uganda”, andato avanti nel pieno della sua attività benefica. La sua scomparsa ha colto di sorpresa la maggioranza degli amici di IPDV/Impronta degli Alpini, che non erano a conoscenza di particolari problemi di salute.

Ho conosciuto Franco a Varese, alla presentazione di “In punta di Vibram” (sembra ieri, ma sono già passati sette anni) e, ogni volta che abbiamo avuto occasione di incontrarci, mi hanno sempre colpito la sua bontà d’animo ed il suo evidente altruismo.
Ho avuto l’opportunità di parlarne, in seguito, con “uno che lo conosceva bene”:

“Ciao Dino, io sono il Grigio, sai, quello dei nanetti. Tu il Franco lo conoscevi bene, vero?”
“Altrochè, ero suo vicino di branda alla Smalp, al 35°AUC, e siamo rimasti amici per tutta la vita”
“E’ andato avanti all’improvviso, come mai, non ce lo aspettavamo…”
“No, guarda che Franco ha lottato coraggiosamente contro la malattia per anni, senza mai perdere la speranza o pesare in qualche modo su chi lo circondava. Anche negli ultimi giorni di
vita si faceva portare le mail dal figlio Luca e rispondeva sempre.
A lui non si addiceva la generica definizione di buono che hai dato tu. Franco era dotato di una grande determinazione, con la quale affrontava anche le cose di trascurabile importanza, come le passeggiate che facevamo settimanalmente, in cui cercava sempre di superare i suoi precedenti limiti. Voleva vincere la sfida con se stesso e si comportava così in ogni aspetto della vita, sempre
teso al miglioramento. Grazie a ciò e al suo altruismo, ha avviato e portato avanti il lavoro per l’Uganda che tu conosci e che, senza il suo contributo, forse non sarebbe andato in porto.”
“Una grossa perdita, davvero”
“Oh sì, è stato un grande amico, dotato di ironia e senso dello humor, e un uomo che amava profondamente la famiglia. Manca moltissimo a tutti noi che gli volevamo bene.”

Il Dixieland di Milano è un simpatico locale dove, in prossimità del S. Natale, siamo soliti incontrarci, con un altrettanto simpatico gruppo di amici della “Lista IPDV”, per una veloce colazione con relativo scambio di auguri. Franco ne era un frequentatore regolare: ci raggiungeva puntualmente da Varese, sempre pieno di entusiasmo e di energia e, naturalmente, il suo argomento preferito di conversazione era Kitanga, con le tante cose realizzate nell’ambito dello splendido “Racconto Futuro”.

Cercavo sempre di sedere di fronte o accanto a lui, e mi piaceva ascoltare i suoi racconti: “Ma avete visto, amici, i sorrisi e gli occhi dei bambini di Kitanga, in quelle foto che vi ho mandato l’ altro giorno?”
Certo che li avevamo visti, ed era impossibile evitare di commuoversi.

Sarà banale e inadeguato ma, ogni volta che penso a Franco, lo associo regolarmente all’aneddoto delle “matite dell’IKEA” che egli amava raccontare:

“Un paio di settimane prima di partire per l’Uganda sono andato a fare acquisti all’IKEA di Lugano, quella al centro commerciale Grancia, vicino all’autostrada. Non so perché, mi hanno attratto quelle matitine grigie, avete presente, quelle che l’IKEA mette a disposizione dei clienti per compilare i moduli delle ordinazioni, e ho pensato di portarle ai miei bambini di Kitanga. E’difficile trovare in commercio delle matite così piccole e graziose, ho pensato che le avrebbero gradite.
Ho espresso il mio desiderio al responsabile del negozio, che è stato lieto di regalarmene un bel rotolo.
Le ho portate a Kitanga, voi non ci crederete: la maestra ha messo gli alunni in fila indiana, e ha dato una matita ciascuno, come se fosse un oggetto prezioso. Avreste dovuto vedere le facce di quei bambini, e la gioia che esprimevano i loro sorrisi. Ma vi rendete conto? Una festa, per le matitine dell’IKEA!”

“Amis, ve racumandi la mia baracca” disse il nostro Don Carlo prima di andare avanti. E’ logico pensare che, data la sua dedizione al “racconto futuro”, anche Franco abbia avuto una preoccupazione simile.

Riposa in pace, Franco, gli amici ai quali hai lasciato la stecca porteranno avanti la baracca con uguale determinazione. L’abate Donne, quattrocento anni fa, l’aveva già capito.

Un generoso amico, il piemontese Sandro, nella migliore tradizione alpina, ci ha convocati a Caluso per un’adunata in tuo onore. Sarà una bella festa.

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

In ricordo di Franco De Toma

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