Il bicchiere della staffa
di Mario Grigioni

 

La storia e la letteratura ci tramandano una serie di situazioni ambigue nelle quali i militari, abituati per propria forma mentis ad operare in contesti chiari e ben definiti, si sono trovati in evidente difficoltà.

Il caso più antico, probabilmente, è quello dell’ibis redibis. Secondo la leggenda, un legionario romano in partenza per la guerra interpellò l’oracolo ricevendo una risposta, è proprio il caso di dirlo, sibillina: Ibis redibis non morieris in bello. La profezia poteva avere un significato positivo od infausto in funzione del posizionamento della virgola, prima o dopo il non. Il soldato, evidentemente pessimista, collocò la virgola dopo il non e si suicidò.

Negli anni ‘60 del secolo scorso, uno scrittore americano creò un fantomatico articolo del regolamento dell’ Air Force, il famosissimo Comma 22 che, contraddicendo quanto disposto al punto precedente, ne rendeva di fatto impossibile l’applicazione.

Mutatis mutandis, intere generazioni di ufficiali di complemento si sono scontrati con il paragrafo di pagina 5 del Memorandum per gli AUC che, contradditorio come un Comma 22 e di dubbia interpretazione come un Ibis redibis, recitava: “…[l’ufficiale di picchetto dovrà] di notte riposare, vestito, su apposito letto nella camera a lui destinata”.

Fra le interpretazioni più originali spicca, senza dubbio, quella del sottotenente Pier Paolo, in servizio alla Testafochi, presso la 42° compagnia La Valanga. Al suo primo servizio di picchetto, Pier Paolo si presentò con un’elegante borsa da viaggio contenente spazzolino e dentifricio, bagno schiuma, un paio di ciabatte e, last but not least, un pigiama azzurro che, al termine degli adempimenti serali, indossò con disinvoltura. Ripiegò con cura l’uniforme sulla spalliera della sedia e, sistemata la Beretta sotto il guanciale, si coricò mettendosi a riposare profondamente. Il mattino seguente il sottufficiale d’ispezione, un sergente AUC fresco di  esami, lo osservò allibito:
“Ma tenente, la libretta dice che l’ufficiale di picchetto deve riposare vestito…”
“E allora, le sembro nudo forse? Guardi che questo pigiama proviene dal negozio De Molfetta di Corso Vercelli, uno dei migliori di Milano!”
“Ma io pensavo che…”.
“Lei è un figliaccio, non deve pensare, ma soltanto eseguire gli ordini e trovare lungo. E si ricordi che il vej ha sempre ragione”
Quarant’anni dopo, Pier Paolo confessò di avere letto soltanto le pagine pari della libretta, saltando quindi la fatidica pagina 5, della quale ignorava il contenuto.

Alla Cesare Battisti, ancora oggi viene ricordata la performance del sottotenente Federico, comandante di plotone alla 6° compagnia ACS. Federico si fece preparare il letto con lenzuola e federa fresche di bucato e, al termine della serata di picchetto, vi si coricò vestito di tutto punto, con tanto di Vibram, ghette, buffetterie e Beretta. Sembra che si tolse il cappello, ma nemmeno questo è certo. Non subì sanzioni tranne, a quanto riferirono le cronache, un battibecco con un sottufficale anziano che non apprezzò il trattamento riservato agli effetti letterecci dell’ Esercito.

Il sottotenente Fiorenzo, invece, ligio e disciplinato per natura, quella fatidica sera prese servizio senza alcuna intenzione trasgressiva (anche perché, quella settimana, svolgeva il turno d’ispezione il capitano Barbieri che, avendo la famiglia a Cuneo, alloggiava in foresteria…). Ma,come suol dirsi, fu traviato dalle cattive compagnie.

Il picchetto di Fiorenzo iniziò nel migliore dei modi: al contrappello in prima compagnia (dove era comandante del secondo plotone) alcuni capi camerata avevano disposto, davanti alle porte di competenza, degli sgabelli apparecchiati con bicchieri e bottiglie, per offrirgli da bere. E così, un bianchino alla cinque, un  brandy alla 11, un grappino alla 16, quella dei trasmettitori. In fondo, la naja non era poi così male…
Fiorenzo non comprese mai il motivo per un trattamento così di riguardo (che si sarebbe ripetuto altre volte in seguito). Forse, gli allievi avevano semplicemente capito che egli era quello che a Milano si definisce “un brav fioeu”.

Rientrò al corpo di guardia dopo il solito giro alla Ramires, giusto in tempo per incontrare il sergente Artemio Scavazzini, che terminava il suo servizio di capo ronda:
“Hai delle novità importanti da riferire ?”
“Si’, mentre facevo il giro in piazza Chanoux ho visto Barbieri che entrava al cinema per l’ultimo spettacolo. Proiettano un film di prima visione molto lungo, C’era una volta il West, dura quasi tre ore. Stai attento a non farti beccare addormentato quando rientra !”
“Non c’è pericolo, mi sono portato da leggere Il vecchio e il mare: con Hemingway non si corre certo il rischio di addormentarsi”
E, completate le ultime incombenze, si mise a leggere; ma, proprio mentre l’ epica lotta fra Santiago e il blue marlin stava entrando nel vivo, squillò il telefono.

“Sottotenente Fiorenzo, ufficiale di picchetto”
“Sono il caporalmaggiore Jacquemod –rispose una voce allegra da montagnard- tenente le va di fare un salto al centro trasmissioni? Stiamo assaggiando un liquore che ho portato giù da La Thuile”.
“Grazie, arrivo subito”.
A dispetto del nome altisonante il centro trasmissioni, ricavato nelle soffitte della palazzina comando, era poco più grande di uno sgabuzzino, colmo di apparati radio accesi in stand-by sulle varie frequenze di servizio (tranne una G9 sintonizzata su Radio Montecarlo); un banco era stato parzialmente sgombrato per fare posto ad una bottiglia colma di un liquido ambrato dall’aspetto invitante.
“Ah, che cos’è, grappa ?”
“No tenente, questo è genepy, fatto con le piantine di artemisia glaciale che ha colto mio papà a 3000 metri di quota, vicino al ghiacciaio del Rutor. Le piacerà di sicuro”.

L’assaggio si protrasse, con soddisfazione dei presenti, fino all’esaurimento delle scorte quando, con qualche difficoltà, Fiorenzo si trascinò fino al corpo di guardia e salutò il sergente d’ispezione:
“Vado a riposarmi un momento in branda”
Fu svegliato all’alba dall’AUC di sottopicchetto, che lo scuoteva allarmatissimo:
“Tenente, tenente, sono le cinque e venticinque”
“Ah, è già passato il tram? Perderò il treno per Ivrea. Ma è suonata la sveglia?”
“Veramente è lei l’ ufficiale di picchetto, la sveglia deve farla suonare lei”
“Ah già è  vero, è successo qualcosa stanotte?”
“Nulla di particolare. Ah sì, verso l’una è rientrato il capitano Barbieri, gli ho detto che lei stava riposando e lui ha replicato, aspetti che ho preso nota –non lo disturbi, gli dica solo che sono passato a quest’ora, lui sa già che cosa deve fare-“

E in effetti Fiorenzo sapeva bene che cosa fare. A mezzogiorno, al circolo ufficiali, una bottiglia di Vin blanc de Morgex attendeva Barbieri al suo tavolo. Il capitano si accomodò e, con occhio clinico, verificò che fosse proprio il vin du recteur (la qualità più pregiata), ricavato dai vigneti di proprietà della Parrocchia. Poi, con un cenno di assenso in direzione di Fiorenzo, dichiarò chiuso l’ incidente.
Non venne mai risolto, invece, il contenzioso fra Fiorenzo e il genepy che, da quel giorno, venne per sempre bandito dalla sua tavola.

Al rapporto ufficiali di compagnia, il capitano Beppo non perse l’occasione per chiosare il fatto:
“Ho saputo che ieri notte si è fatto beccare da Barbieri mentre riposava intensamente. Proprio lei, mi meraviglio…”

“Eh signor capitano, mi hanno fatto bere la camomilla di montagna del Rutor, si vede che mi ha conciliato il sonno”.

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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