Desaparecido
di Mario Grigioni

 

Fino dai tempi delle Legioni Romane (almeno così dicono) gli scherzi hanno rappresentato una componente fondamentale del servizio militare e, per quanto riguarda la compianta naja dell’epoca moderna, esiste un’aneddotica sterminata in merito.

I classici evergreen erano costituti dalle burle più semplici quali il sacco, il gavettone e lo sbrandamento. Nel tempo, furono architettati scherzi più articolati e di ampio respiro, quali la ricerca del mambrino esploratore e la disinfestazione delle camerate con formaldeide. Nell’ambito delle Truppe Alpine, poi, esistevano scherzi specifici quali la mitica “comunione” e l’aquila sulla borsa valigia.
Alcuni scherzi “di nicchia” richiedevano un significativo impegno organizzativo e logistico, come per esempio il trasloco integrale del posto branda.
Il riallestimento all’aperto della camera di un giovane Sten, sul terrazzo della foresteria ufficiali della Smalp, venne considerato un vero e proprio capolavoro: a parte i muri, tutto era stato risistemato in perfetto ordine, compreso il libro che la vittima stava leggendo, il comodino e la sedia con i pantaloni della diagonale accuratamente ripiegati sulla spalliera.
Per realizzare altri scherzi di più alto livello, erano necessari talenti e competenze specifiche. Un veterano del 48° AUC, ad esempio, imitava ottimamente la voce del colonnello Italico: l’ideale per qualche innocua burla telefonica. Il sottotenente Masoero, invece, era bravissimo nell’impersonare il comandante del 7° Reggimento: in penombra e ad una certa distanza, era praticamente impossibile distinguerli.

In letteratura, tuttavia (nemmeno su In punta di Vibram), non esistono scherzi analoghi a quello architettato, in quell’estate degli anni 60, dal sergente Zanetti della prima compagnia. La sua unicità consiste nel fatto che l’autore, un vej, si finse una recluta: solitamente, accadeva il contrario…

Il sergente Pasquale Zanetti, veterano del 16° corso ACS, comandava la seconda squadra del secondo plotone, quello dello sten Fiorenzo. Proveniva da un paese dell’entroterra ligure, in provincia di Imperia, e faceva parte dell’affiatata “gang dei sottufficiali”, capeggiata da Erminio Cardarelli e da Artemio Scavazzini.

Il periodo di intercorso era finito e, in quel caldo mese di luglio, era iniziato l’afflusso degli AUC del prossimo corso pari, destinati appunto alla prima compagnia. Zanetti, affacciato alla finestra della camerata 17 al primo piano, osservava con curiosità un gruppo di reclute che, appena prelevate dalla stazione ed ancora in borghese, stava dirigendosi verso la Chiarle. Il suo occhio di falco, inaspettatamente, si posò sul volto familiare del compaesano Camillo Parodi, suo amico d’infanzia e compagno di scuola: l’opportunità era troppo ghiotta, Zanetti non poteva lasciarsela sfuggire.
Con la velocità di un trasformista, si mise in borghese, si precipitò a pianterreno e, scavalcando agilmente una finestra, uscì sul piazzale: giusto in tempo per accodarsi, fingendo di zoppicare vistosamente, al gruppo ormai in prossimità dell’ingresso.

“Zanetti, sei proprio tu ? Ma cosa ci fai qui, come mai non ti ho visto né in treno né sul camion. E poi, perché zoppichi così, che cosa ti è successo ?” La voce di Parodi tradiva un misto di sollievo e di ansia.
“Eh, sono qui da ieri, l’è dura ! Stamattina ci hanno insegnato attenti-riposo, il sergente ha detto che ero troppo lento e mi ha dato un calcio sul ginocchio. Ho tempo fino a questa sera per guarire, altrimenti mi sistemano anche l’altro… Eh, dove siamo capitati, questa è naja, naja alpina!”

Mentre, con le lacrime agli occhi, Zanetti esternava il proprio scoramento, dal nulla si materializzò l’austera figura di un sergente, a gambe divaricate e con le mani sui fianchi: era Artemio Scavazzini, affiancato da due caporalmaggiori dall’aria truce. “Guardate quel figliaccio, zoppica ancora. Andate a prenderlo che gli diamo la seconda passata”.
Il povero Zanetti venne trascinato quasi di peso all’interno e, per una decina di minuti, le sua urla strazianti sconvolsero le reclute; poi, con un occhio livido (miracoli della crema mimetica) e gli abiti in disordine, venne buttato fuori, in mezzo al gruppo.
“E voi cosa avete da guardare ? Avanti, venti flessioni subito, poi tutti in camerata”

I malcapitati furono parcheggiati in alcune camerate, e venne loro ordinato di dormire; le luci si spensero, per riaccendersi però poco dopo, al grido di “Ispezione alle camerate !”
La porta della Quattordici, dove alloggiava Parodi, si spalancò di colpo e, preceduto dai due caporalmaggiori, fece il suo ingresso un altro sergente. Impettito nella sua impeccabile uniforme, passò in rassegna le truppe con occhi di ghiaccio e passo implacabile, sembrava il generale Patton di fronte ai suoi tank.
“Ehi Zanetti, ma sei proprio tu ? Ma come è possibile ? -il poveraccio era palesemente confuso-Sono il Camillo, Camillo Parodi, ma non mi riconosci ?”.
“Come si permette di darmi del tu ? Lei non è nessuno, cancelli quel sorriso. Potrà aprire bocca solo quando glielo ordinerò io. Anzi, portatelo giù che gli diamo subito una lezione”

Il tremante Parodi venne trascinato in una stanza buia a pianterreno (il comando di compagnia) ma, mentre si preparava ad affrontare il suo destino, la luce si accese e rivelò un gruppo di sergenti sghignazzanti. Le loro risate, alle quali si aggiunsero ben presto quelle dello stesso Parodi, riempirono il silenzio della notte aostana.

Negli anni successivi, con una tenacia degna di Simon Wiesenthal (ma, ovviamente, con finalità opposte), Artemio Scavazzini cercò di rintracciare Pasquale Zanetti, ma le ricerche diedero purtroppo esito negativo. Zanetti sembrava essere svanito nel nulla, senza lasciare alcuna traccia.

Circolò persino la voce che egli fosse emigrato in Australia, per sfuggire alla vendetta di Camillo, ma nessuno vi diede credito.

Agli inizi del nuovo millennio, un network televisivo mise in onda un programma che riscosse, già dal primo numero, un grande successo: era intitolato “Scherzi a parte”, ed era costruito sullo stesso format inventato da Pasquale Zanetti tanti anni prima. Chissà, magari Zanetti ha ceduto il copyright a Mediaset e, col ricavato, vive di rendita nel vicino Principato di Monaco…

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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