Commercio equo e solidale
di Mario Grigioni
L’arte del trasformismo ha visto nel romano Leopoldo Fregoli, vissuto a cavallo fra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, uno dei suoi massimi esponenti. Il suo successo fu tale che il termine fregolismo, coniato in suo onore, entrò ufficialmente a fare parte della lingua italiana.
In tempi più recenti il torinese Arturo Brachetti, grandissimo artista, ha saputo rinverdire ed elevare a livelli eccelsi quell’ antica ed intramontabile arte.
I comuni mortali non riescono a comprendere come sia possibile cambiarsi in tempi così ridotti, e possono solamente apprezzare ed applaudire quelle incredibili performances.
Mutatis mutandis, e fatte le debite proporzioni, gli allievi della Scuola Militare Alpina ebbero l’ opportunità di praticare, durante lo svolgimento dei Corsi, una versione ridotta di fregolismo militare.
La giornata-tipo dell’ AUC iniziava con un’ ora di addestramento formale, in tuta mimetica; poi, dopo dieci minuti d’intervallo, proseguiva con due ore in aula, in uniforme di servizio; quindi, ginnastica in tuta ginnica, e di nuovo in uniforme di servizio per il rancio. Il pomeriggio, manutenzione armi in mimetica, seguita da una lezione di topografia a quota 801, in divisa da montagna con pantaloni a fuso e camicia di flanella spessa un centimetro. Poi, in tuta ginnica per recarsi al locale docce, di nuovo in uniforme di servizio per la cena e, infine, la sospirata uniforme da libera uscita. Salvo, naturalmente, per coloro che dovevano rimettersi in mimetica o in uniforme di marcia (con ghette e buffetterie) per montare di servizio.
La divisa estiva prevedeva sempre la cravatta i cui lembi, a termine di regolamento, dovevano essere bene pareggiati: ancora oggi, coloro che frequentarono la Smalp in quegli anni sono in grado di annodare un mezzo scappino in tempo zero…
D’ estate, il tutto era ulteriormente complicato dai 45 minuti di riposo pomeridiano, durante i quali era obbligatorio mettersi a letto, disfacendo e poi rifacendo l’ odiato cubo. Era vietato coricarsi direttamente sulla rete senza disfare il cubo, ed era altrettanto vietato defilarsi fingendo di essere di servizio.
Per gestire adeguatamente un menage così frenetico era indispensabile avere a portata di mano, bene appese nell’ armadietto, le varie uniformi da utilizzare nell’arco della giornata. Questo però, almeno agli inizi del Corso, risultava impossibile poiché l’Amministrazione forniva, in dotazione standard, soltanto tre grucce appendiabiti, del tutto insufficienti.
E così, per sopperire a questa lacuna, gli allievi si organizzavano procurandosi delle altre grucce che, solitamente, venivano abbandonate in loco al termine del Corso.
Durante l’ intercorso tra il 50° e il 52° AUC il genio imprenditoriale del sergente Artemio Scavazzini, in forza alla 1° Compagnia, seppe individuare in questa pratica un’opportunità di business, certamente di nicchia ma con ottimi margini di profitto.
Come da tradizione, mentre i neo-promossi sergenti AUC del 50° erano radunati in cortile, pronti alla partenza, Scavazzini iniziò una veloce ispezione agli armadietti. Lo scopo principale, naturalmente, era di verificare se fossero stati dimenticati degli effetti personali, in modo da poterli consegnare subito ai distratti. Questa volta, però, il sergente impartì ai colleghi un’ulteriore disposizione:
“Controllate anche le grucce appendiabiti. Lasciate le tre standard, raccogliete quelle in più e portatele nel magazzino di compagnia. Mi è venuta un’ idea, poi ve la spiego”.
Nei giorni seguenti, le grucce così raccolte vennero allestite in eleganti confezioni da quattro pezzi cadauna, e custodite nella camerata 17 dove avrebbero atteso, sotto l’occhio vigile di Scavazzini, l’ arrivo del prossimo Corso.
Puntualmente, in luglio i figliacci del 52° approdarono alla Smalp e, come si conviene a tutti i nuovi arrivati, affrontarono il faticoso processo di ambientamento.
Il giorno della consegna del vestiario Artemio Scavazzini, con aria severa ed autorevole, fece il suo ingresso in una delle camerate dei neo-AUC.
“Le divise devono essere appese bene in ordine negli armadietti. Questa sera, i miei colleghi ed io faremo un’ispezione per controllare”
“Ma scusi, signor sergente, come facciamo? Ci sono soltanto tre grucce…”
“Come sarebbe a dire, non ha ricevuto la cartolina rossa?”
“Ma io, sì però…”
“Come al solito, non avete letto il paragrafo che ordina di portarsi il necessario per curare l’igiene personale e per appendere le divise nell’armadio. Ma per fortuna, c’è la Vecchia che pensa a tutto. Tamburini, Poggio, venite qui con la roba” -Magicamente, comparve un carrello da mensa sul quale erano esposte le confezioni di grucce- “Se non ne avete, potete comperare queste. Non lo facciamo certo per fini di lucro, il ricavato sarà interamente devoluto all’AIME, l’Associazione Italiana Mambrini Esploratori. Voi conoscete l’ AIME, vero ?”
“Signorsì, ho letto diversi libri in proposito, e mio zio è iscritto da molti anni. Ma quanto costano?”
“Essendo per beneficenza, l’offerta è libera, purchè corrisponda esattamente a 500 Lire al pezzo”
Si formò rapidamente una coda e, mentre Tamburini e Poggio consegnavano il materiale, Scavazzini si occupò della cassa. Fu un successo, lo stock venne venduto rapidamente con grande soddisfazione degli allievi, lieti di avere risolto un grosso problema.
In seguito, gli allievi si chiesero come mai l’AIME non si fece viva, per ringraziare della generosa donazione. Una sera, però, alcuni sottufficiali della 1° compagnia vennero avvistati al Ristorante Svizzero. Erano particolarmente di buon umore, intenti a divorare enormi piatti di spaghetti al pomodoro e valdostane con patatine, le specialità della Maison.
Ma, forse, si trattò di una semplice coincidenza.
Grigioni
Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente
presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina
alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore
di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.
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