Cui d'la Cita
di Mario Grigioni

 

Il termalismo, già noto ai tempi di Ippocrate, si consolidò ai tempi dei Romani e, nei secoli successivi, si sviluppò fino a diventare una vera e propria scienza; fra le innumerevoli località termali presenti in Italia, un posto di rilievo spetta senz’ altro ad Acqui Terme, paragonata da Plinio il Vecchio alle prestigiose Pozzuoli e Aix-en-Provence.
Tutti conoscono, almeno per sentito dire, “La Bollente”, la magica sorgente dalla quale, al centro della città, l’acqua sgorga alla temperatura di 74,5°C.

In apparente contraddizione con il toponimo, Acqui è grande terra di Alpini e, benchè di dimensioni contenute (circa 20.000 abitanti), è sede di una Sezione ANA. La Cita, così soprannominata per essere la Sezione di costituzione più recente, si articola su 19 Gruppi, fra i quali Ponzone, celebre per il premio letterario Alpini Sempre.

Molti Acquesi hanno avuto il privilegio di frequentare i corsi ACS ed AUC alla Scuola Militare Alpina di Aosta, ed alcuni di essi hanno saputo mettersi in luce per ingegno, creatività e persino per un pizzico di iconoclastia. E’ questo il caso, ad esempio, di Giordano Della Vite del 27° ACS e di Leonardo Lanterna del 52°AUC.

Quel giorno, alla Monte Grappa di Torino, era in programma un’importante cerimonia con la partecipazione (che si attendeva numerosa, come sempre in questi casi) del pubblico. Al capitano Romolo Guarini,  comandante della compagnia del Susa alla quale era stato destinato Della Vite (nel frattempo diventato sergente), era stato conferito il prestigioso incarico di recitare la Preghiera dell’ Alpino. Per l’ occasione, Guarini aveva invitato i figli, la moglie e i suoceri a presenziare alla cerimonia.

Tutto era pronto per dare inizio al grande evento quando, nell’ ufficio di compagnia dove i subalterni erano in attesa del briefing finale, irruppe il capitano Guarini visibilmente agitato. Con le lacrime agli occhi e una mano serrata attorno alla gola, esprimendosi a gesti riuscì a spiegare di essersi svegliato completamente afono.
“E ora come faccio ?” riuscì a sussurrare con un filo di voce. Fu il sergente Della Vite a salvare la situazione.
“Avrei un’ idea, signor capitano. Quando siamo schierati, lasciamo il suo microfono spento. Io leggo la preghiera da una postazione nascosta dietro le tribune, e lei muove soltanto le labbra”
“Ma può funzionare?” chiese Guarini sempre a gesti, palesemente scettico
“Ma certo,  non se ne accorgerà nessuno. Lo chiamano playback, qualche anno fa l’ha fatto, per lo stesso motivo, persino Bobby Solo al festival di Sanremo. Eppure la sua canzone, Una lacrima sul viso, ha avuto un grandissimo successo. Si fidi, io ho una bella voce, canto nel coro di Acqui.

L’ audace piano funzionò. Al termine della cerimonia, due coniugi di mezza età presenti fra il pubblico si scambiarono le loro impressioni.
“Bella cerimonia, neh? E poi, la Preghiera dell’ Alpino è sempre un momento emozionante”
“Davvero. E hai visto che carino il capitano Guarini? Pur essendo abruzzese, in omaggio a Torino l’ha recitata con l’ accento piemontese”.

Teatro della performance dell’ AUC Leonardo Lanterna, allievo del 52° Corso (l’ultimo dei tre seguiti dal sottotenente Fiorenzo) fu invece il poligono del Buthier.

A quei tempi, Clou-Neuf era sconosciuto, e le esercitazioni a fuoco con le armi a tiro teso e con le bombe SRCM si svolgevano tutte allo storico Buthier. In attesa dell’arrivo del FAL (già in dotazione ad alcuni reparti), il Garand M1 svolgeva onorevolmente il suo servizio come arma individuale degli allievi.  Il Comando, che evidentemente non aveva grande fiducia nella mira degli AUC ed ACS, faceva piazzare delle vedette fino a Gignod, sulla strada del Gran San Bernardo, con un angolo di sito di quasi 80° rispetto alle postazioni di tiro. Come da antica tradizione, era messa in palio una licenza di tre giorni per chi riuscisse a fare otto centri: un’impresa quasi impossibile.
Ai tempi del 48° Corso, l’eccezione fu rappresentata dall’AUC Massimo Emiliani che, pur non avendo mai maneggiato un’ arma da fuoco in vita sua, sparò con la sicurezza di uno specialista dello SWAT, piazzando in rapida successione gli otto colpi del caricatore al centro del bersaglio. Rientrato in caserma, salutò con ampi gesti dell’ ombrello i compagni di camerata e corse a prendere il treno.

Quel fatidico giorno, invece, era di turno al Buthier il 52° AUC ma il sottotenente Fiorenzo, impegnato a La Thuile con i trasmettitori, non era sul posto; i fatti gli vennero comunque riferiti in seguito, con dovizia di particolari.

L’AUC Leonardo Lanterna, del primo plotone, salì in piazzola agilmente; con gesto fluido e ginnico fece leva sulla mano sinistra e, eseguendo il movimento prescritto, proiettò le gambe all’indietro per assumere la posizione di tiro.
Così facendo, la tuta mimetica risalì lungo le caviglie e, agli occhi dell’ufficiale in linea di tiro (il sottotenente Anselmo Giorgini) si presentò uno spettacolo incredibile: dai Vibram spuntavano un paio di calze rosse, proprio di un bel rosso sgargiante.
Giorgini, noto per il suo grande talento in fatto di scherzi, non si lasciò sfuggire un’opportunità così ghiotta, forse unica nel suo genere.
“Stia punito e, al rientro in caserma, si presenti a rapporto in tuta ginnica”.

Più tardi, di fronte al contrito Lanterna, Giorgini aveva un’aria insolitamente seria.
“Lanterna, si rende conto, vero, di averla combinata grossa? Se fosse stato un altro colore, avrei potuto chiudere un occhio e darle cinque giorni di consegna per uniforme in disordine. Ma il rosso, lei capisce, ha delle pesanti implicazioni politico-sociali. Consideri anche che siamo in pieno ’68. Se faccio rapporto, come minimo si configura il vilipendio all’uniforme, con immediata espulsione dal Corso. E poi, magari, apre pure un’inchiesta il SIFAR, e non si sa mai che cosa può succedere. Mi dica, perché si è messo quelle calze rosse?”
“Ma io, è stata una distrazione, alla sveglia era ancora buio e ho preso le calze sbagliate”
“Ah sì, e cosa ci faceva un paio di calze rosse nel suo armadietto?”
“Mah, ecco, vede tenente: me le ha regalate la morosa. Sa che, per Capodanno, si usa regalare un capo di abbigliamento intimo rosso. Lei aveva vergogna a comperarmi le mutande, e così ha rimediato con le calze.”
“Farò finta di crederci e, per questa volta, non farò rapporto. Lei è punito con cinque giri di corsa e dieci pince per la vecchia, da eseguirsi in tempo zero.”

E così, attanagliato dal dubbio di essere stato preso per i fondelli dal vej, Lanterna scontò immediatamente la punizione.

Tuttavia quella sera, per non correre rischi inutili, preparò le calze (regolamentari, ovviamente) per il giorno dopo, sistemandole sullo sgabello ai piedi del letto, bene in vista sopra i Vibram.

Al contrappello, fu punito con cinque giorni di consegna per “Posto branda in disordine”.

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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