Quel treno da Roma
di Mario Grigioni 48° - con il contributo di Paolo Scatarzi 113°

 

Già negli anni sessanta del secolo scorso, la Scuola Militare Alpina era considerata un fiore
all’occhiello dell’ Esercito Italiano, ed era un punto di riferimento a livello internazionale per
l‘addestramento alpino. Un vero e proprio “centro d’eccellenza”, si direbbe con un termine oggi
di moda.
Per questo motivo, specie durante la stagione estiva, essa era meta di delegazioni militari di
molti Paesi: Chasseurs Alpins francesi con gli inconfondibili baschi; Alpenjaeger austriaci e
Gebirgsjaeger tedeschi, rigidi e formali anche quando andavano in bagno; Mountain Soldiers
britannici, compagnoni e sempre di buon umore; Truppe da montagna svizzere, un po’tristi nelle
loro uniformi grigiastre. Qualcuno afferma di avere visto persino i mitici “Andinos” cileni, figure
a cavallo fra realtà e leggenda, con i volti scolpiti nella pietra e le uniformi adorne di alamari.
Naturalmente, i maligni affermavano che le meraviglie alpinistiche ed enogastronomiche della
Vallèe avevano un ruolo motivazionale non secondario in questi viaggi; ma si sa, il successo
attira sempre l’ invidia…
Quel giorno di fine estate, però, il Comando annunciò una visita davvero speciale: un
importante uomo politico sarebbe giunto in treno, direttamente da Roma, per una breve visita alla
Cesare Battisti ed al Castello. Secondo i bene informati, l’illustre Ospite avrebbe poi proseguito
in auto per Ginevra, ove l’attendeva una riunione ONU. Gli stessi maligni insinuarono che
l’Ospite avesse organizzato il viaggio in modo da provare l’emozione del traforo del Monte
Bianco, capolavoro di ingegneria inaugurato soltanto un paio d’anni prima.
A quei tempi, benchè l’Alitalia impiegasse una flotta di modernissimi jet (Caravelle e DC9)
sulle rotte nazionali, non era insolito intraprendere viaggi così lunghi in treno. Un servizio
giornaliero collegava direttamente Roma con Prè st Didier, via Genova Torino e Chivasso,
tramite una carrozza di prima classe che percorreva l’intero tragitto, agganciata in coda ai
convogli che ricoprivano le varie tratte.
La notizia, una vera e propria bomba, mise in fibrillazione l’intera Smalp, e fece scattare il
cosiddetto “piano di attivazione generale”, già impiegato con successo in situazioni analoghe. Il
piano consisteva nell’attivare le varie strutture della Smalp, avendo cura di assegnare le risorse
più idonee a ciascuna di esse. L’attività didattica venne temporaneamente sospesa, e tutti gli
ufficiali si impegnarono in un processo di selezione (“skills matching”, si direbbe oggi) che
avrebbe fatto invidia alla Direzione Risorse Umane di qualsiasi multinazionale.
La massima priorità fu riservata al reparto scalatori, che avrebbe “attivato” la palestra di
roccia al Castello. Vennero poi identificati gli acrobati per la palestra di ardimento ed i ginnasti
per la palestra della Cesare Battisti. Si passò poi a comporre i reparti di formazione che
sarebbero confluiti nel cortile dell’alzabandiera: tutti rigorosamente composti da AUC ed ACS di
statura compresa fra i 175 e 180 cm, con peso non superiore ai 75 kg.
Al sottotenente Federico, dotato di physique du role e di voce possente, venne affidato il
picchetto d’onore, che avrebbe accolto l’Ospite alla stazione ferroviaria di Aosta.
La prima compagnia avrebbe fornito la guardia bella, il picchetto armato ordinario e, last but
not least, l’ufficiale di picchetto: nella fattispecie, il sottotenente Fiorenzo, comandante (si fa per
dire) del secondo plotone, e già impiegato altre volte in situazioni analoghe. Eccezionalmente il
cambio della guardia si sarebbe svolto, in modo del tutto informale, alle 07.00 del giorno
dell’evento.
Il programma prevedeva un breve discorso dell’Ospite, seguito dalla celebrazione della Santa
Messa di fronte ai reparti schierati. Da Torino sarebbe giunta la banda della Taurinense, diretta
dal maresciallo Von Karajan (essendo piemontese, non è escluso che avesse un nome diverso,
ma nessuno lo ricordava, forse nemmeno lui…). Naturalmente, le tribune avrebbero ospitato un
cospicuo numero di VIP: sindaco, prefetto, comandante dei Carabinieri, vescovo etc.
Infine, il personale “libero da impegni” sarebbe partito all’alba per Pila. Qualche spiritoso,
che aveva visto il film “Cielo di fuoco”, non esitò a definire “colonia dei lebbrosi” questo reparto
di formazione. Nel film, infatti, il comandante di squadra aerea Gregory Peck battezza “Leper
Colony” (colonia dei lebbrosi) una fortezza volante alla quale assegna, per punizione, tutti gli
aviatori ritenuti meno idonei.
Il “piano di attivazione” era pronto. Benchè fosse un copione già messo in scena più volte, nei
giorni precedenti il grande evento tutte le scene vennero provate e riprovate: nulla doveva essere
lasciato al caso.
Al Castello, gli scalatori si allenarono nel più classico degli esercizi dimostrativi: salite
velocissime, seguite da spettacolari corde doppie. Per l’occasione, vennero dotati di corde di
nylon, di pantaloni al ginocchio e persino di caschi rossi. “Scommetto che viene tutto dal Susa.
Con la scusa che sono un Gruppo Tattico NATO, quelli là hanno sempre la roba più bella”,
commentò la voce dell’invidia.
Ma il numero più spettacolare venne allestito, come di consueto, alla palestra di ardimento, a
cura del maggiore Veronesi, titolare della cattedra di educazione fisica e grande atleta. Il
maggiore, in questi casi, si appostava in cima alla piattaforma di ardimento, in compagnia del
maresciallo Lamberti, direttore dei salti, e di una dozzina di AUC saltatori..
All’arrivo dell’Ospite, lo show aveva inizio: “Nome!”, urlava Lamberti. “Maggiore Veronesi
Mario”, rispondeva l‘ufficiale. “Via!!!”. E Veronesi saltava a volo d’angelo, con le braccia
spalancate, per poi raggomitolarsi a palla e, dopo un doppio salto mortale, atterrare quasi alla
fine del telo a scivolo, pronto a scattare in piedi sull’attenti. Con una veloce corsa, Veronesi
raggiungeva poi l’Ospite (interpretato, nelle prove, da un AUC piuttosto imbarazzato), al quale si
presentava con voce stentorea:”Maggiore Veronesi Mario, responsabile dei corsi di educazione
fisica, comandi”. Nel frattempo, gli altri atleti imitavano Veronesi, esibendosi in una rapida
sequenza di spettacolari salti.
Dopo avere visto all’opera gli scalatori ed i saltatori, qualunque visitatore lasciava il Castello
a bocca aperta. In effetti, era uno show alpinistico-acrobatico ad alto livello, motivo di orgoglio
per l’intera Smalp.
Anche in Cesare Battisti, l’evento venne preparato con cura, anche se le attività in loco non
erano altrettanto impegnative. La caserma venne per ore squarciata dalle urla disumane di
Federico: “Picchetto at-tenti. Presentat-arm”. Il volume della voce sarebbe stato ampiamente
sufficiente a sovrastare il fragore dei treni, alla stazione.
Vennero anche messi a punto gli esercizi previsti in palestra e sul percorso di guerra, e venne
provato e riprovato lo schieramento dei reparti di formazione.
Dopo una tale preparazione, l’evento non poteva che essere un successo, ed infatti tutto andò
per il meglio.
Mentre, all’alba, il cielo si tingeva di rosa (bello a vedersi, peccato che fosse prodotto
dall’inquinamento della Cogne), Fiorenzo, bardato di tutto punto, si avviò a prendere servizio,
ripetendo ad alta voce: “Sottotenente Fiorenzo, prima compagnia, ufficiale di picchetto della
caserma Cesare Battisti. Forza presente…”. Un alpino del minuto mantenimento, intento a
ritoccare con pennello e vernice bianca alcuni ciottoli, lo guardò con aria vagamente perplessa
ma non fece commenti: in fondo, quella era una giornata speciale per tutti.
Ciascuno si avviò verso le proprie attività, avendo ben chiaro ciò che l’attendeva. La banda
giunse da Torino con congruo anticipo e, prima della cerimonia ufficiale, Von Karajan ebbe
tempo di esibirsi in un breve repertorio leggero. Come al solito, era compresa “Pietre”, una
canzoncina a quei tempi molto popolare, portata al successo dal cantante corso Antoine (“Se sei
bello, ti tirano le pietre, se sei brutto, ti tirano le pietre…”).
Ma, per fortuna, nessuno ricevette pietre in faccia, quel giorno, ed al tramonto (rosa pure
quello, sempre grazie alla Cogne), tutto era finito.
Verso sera rientrò anche il sottotenente Armando Botticelli che, essendo alto quasi due metri,
era stato inevitabilmente destinato a Pila, come ufficiale di coda della “leper colony“..
Botticelli riferì un simpatico episodio, sulla veridicità del quale venne sollevato qualche
dubbio, che venne però ascoltato con piacere:
.
“Eravamo su, dalle parti dell’antenna, e qualche trasmettitore cominciava a tirare l’ala, quando
abbiamo incrociato un gruppo di ragazze, che si erano fermate a fare merenda. Facevano un gran
casino, sembrava un pollaio. Dovevano essere dalle parti di Roma, ma non credo fossero ragazze di
città. Avevano l’aria ruspante, ed il loro accento era alquanto marcato. Io sono stato a Roma, in città
le ragazze sono raffinate, ed hanno un accento dolce e musicale. Comunque, mentre ci
avvicinavamo si sono gradualmente zittite, e ci hanno osservato con sguardo critico, uno ad uno,
mentre sfilavamo davanti a loro. Appena passato, ho sentito una di loro che diceva: “ Visto
l’arpini?... Quanti!... So’ tosti, eh?... Però, ahò: strana ‘na cosa. Fàcce caso: so’ tutti o
piccoletti o pennelloni!... Davèro!... Guàrda te dico!... Eppòi, so’ io che me sbaijo o… ce ne so’
‘n sacco coll’occhiali!?... Mamma quanti!... Che l’arpini li pijano apposta begalini? Ah-ah!!”
 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

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