Touch and Go
di Mario Grigioni
L’elicottero e la montagna costituiscono, ai giorni nostri, un connubio indissolubile e l’ala rotante è impiegata in importanti missioni quali il soccorso alpino, il rifornimento ai rifugi, la lotta agli incendi e persino (discutibile, ma nello “spirito dei tempi”...) il trasporto di sciatori VIP in quota…
Negli anni ’60 però, in era pionieristica, la visione di un elicottero in montagna rappresentava un fatto insolito e degno di nota. A chi oggi vola verso la sessantina e frequenta le montagne da una vita, l’elicottero evoca emozionanti flashback, alcuni lieti ed altri tristi: il Papa che, aiutato dal colonnello Romano Blua della Smalp, scende dall’elicottero per raggiungere la Madonna dello Chetif; il rogo di Pollein del 1973, nel quale perirono sette Alpini; il relitto dell’AB47 precipitato sulla vedretta di Scerscen inferiore in Bernina, lasciato sul posto in memoria di quei valorosi pionieri dell’ala rotante…
Per il sergente AUC Fiorenzo, comandante del plotone esploratori del Battaglione Cadore in quel nevoso inverno di fine anni Sessanta, il primo “incontro ravvicinato” con la macchina volante ebbe luogo al Passo delle Selle, spettacolare spartiacque fra il Cadore e la Val di Fassa, sopra il Passo San Pellegrino.
In preparazione delle grandi manovre invernali Fiorenzo, al comando di una squadra di formazione, era stato aggregato al gruppo “Siberbo” (Sicurezza-Bersagli-Bonifica), presso la base operativa di Passo San Pellegrino.
Il capitano Gobetti gli aveva assegnato l’incarico con la consueta cortesia:
“Fiorenzo, scegliti otto dei tuoi particolarmente svegli. L’ufficiale Siberbo ha chiesto espressamente la tua presenza al San Pellegrino: sarai contento, spero! Portati le mutande di ricambio, starai via circa un mese”.
Non fu certo un problema, per il milanese Fiorenzo, trovare otto esploratori “svegli” anche perché, alpinisticamente parlando, il più imbranato era proprio lui... Il gruppetto, subito costituito, comprendeva fra gli altri Giuseppe Perathoner (Bepin), Ermenegildo Frescura (Gildo) ed Antonio Meneguz (Tone): un vero e proprio tris d’assi, bravi ed insostituibili. Lo stesso giorno la squadra fu trasportata in camion al Passo San Pellegrino e la grande avventura ebbe inizio.
Trascorsa circa una settimana, al rientro da una bella giornata di “servizio pista” (fortunatamente non si erano verificati incidenti fra i turisti - tutti Tedeschi - delle settimane bianche), Fiorenzo fu convocato al Comando:
“In questo punto, su al Passo delle Selle” disse l’ufficiale ‘I’ tracciando un segno sulla tavoletta 1:25000, “lei dovrà allestire una piazzola d’atterraggio per elicotteri, e poi prestare assistenza all’AB 204 del RAL che vi atterrerà simulando un elisbarco. Qui c’è il manuale con tutte le spiegazioni. Sarà suo compito anche gestire i collegamenti radio, questa è la scheda di collegamento. Si dia subito da fare, mancano soltanto tre giorni”.
Il manuale spiegava che la piazzola, di dimensioni standard e con fondo di neve ben battuta, doveva essere rettangolare, con una grande “X” rossa al centro. In fase di avvicinamento un fumogeno verde, situato sottovento a bordo pista, avrebbe indicato al pilota il sentiero di discesa: quasi un ILS ante-litteram! All’atterraggio un addetto alle segnalazioni, munito di palette rosso/verdi, avrebbe indicato al pilota le eventuali correzioni di rotta attraverso opportuni movimenti.
Le palette, i fumogeni e la radio P10 adatta al collegamento furono reperiti senza problemi. Per la realizzazione della X rossa, fu invece prezioso l’intuito di Tone:
“Mi ricordo che a Moena, d’estate, ci sono dei campi da tennis in terra battuta…” Ed infatti, una rapida puntata in campagnola permise di procurarsi due preziosi sacchi di terra rossa. Il gestore del Tennis Club rifiutò ogni offerta di pagamento:
“Ghe mancaria altro, fioi! Se all’osteria i vegn a saver che me faso pagar un saco de tera dai Alpini, no i me da più de bever…”.
Il ruolo di segnalatore fu assegnato a Bepin che, dopo un breve corso teorico-pratico tenuto dallo stesso Fiorenzo, acquisì le nozioni di base necessarie per svolgere il delicato compito.
Il mattino successivo, caricato il materiale sulla provvidenziale akya, la spedizione per l’allestimento di “Campo Selle” si mise in marcia, con sci e pelli di foca. Il quartetto di esploratori era accompagnato da un plotone di battitori, che in poche ore preparò il fondo pista. Fu poi tracciata la X in terra rossa e, dopo una breve esercitazione, tutto fu pronto per il grande evento, previsto per il giorno successivo. L’ A-Team rientrò a valle soddisfatto.
Verso le quattro del mattino, l’ufficiale di servizio svegliò Fiorenzo:
“Mentre tu dormivi e la vecchia vegliava, è arrivata una tormenta di neve: il tuo Campo Selle è sommerso. Sbrigati, perché ora è tornato il bel tempo, alle 11.00 arriva l’elicottero e tutto deve essere pronto. Hanno già telefonato sia il Siberbo che l’I, sono entrambi in fibrillazione”.
In circa un’ora, la spedizione Campo Selle-bis si rimise in cammino. La montagna era così chiara, grazie alla neve ed alla luna piena, da rendere superflue le pile frontali. E su al Passo delle Selle una spettacolare alba dolomitica ripagò tutti della faticaccia. Per le fatidiche 11.00, rimandati a valle i battitori, era davvero tutto pronto.
Puntuale, l’inconfondibile flop-flop delle pale ruppe il silenzio della valle, e la sagoma un po’ tozza dell’AB 204 si stagliò all’orizzonte. Ben presto risuonò la voce del pilota, limpida e con una gradevole inflessione romana, nella cuffia di Fiorenzo. Il dialogo fu scarno ed essenziale:
“Campo Selle, qui missione romeo-alfa-lima zero quattro”.
“Missione RAL 04, qui Campo Selle in ascolto forte e chiaro.”
“Ho il campo in vista, via al fumogeno.”
“Ricevuto, qui Campo Selle. Vilco”. Gildo accese il fumogeno e Bepin, all’estremità opposta del campo, alzò le due palette, confermando al pilota il perfetto allineamento con l’asse pista. Tutto procedeva per il meglio, l’elicottero scendeva rapido… Ma improvvisamente, dopo una decisa imbardata sulla destra, iniziò ad accostare lateralmente. Sicuro come un marshall dell’aeroporto Kennedy, Bepin segnalò al pilota di riallinearsi, muovendo le palette come da manuale e gridando:
“Poggia, mona, poggia, vien de qua!” come se il pilota potesse udirlo…
Ma i suoi sforzi furono vani: dopo un sorvolo laterale del campo, il pilota manovrò con perfetta coordinazione il passo ciclico, il collettivo, la pedaliera e la manetta del gas e, completata una stretta virata a 180°, posò il bestione… proprio alla sommità di un cocuzzolo innevato, in posizione sopraelevata rispetto alla pista, ad una cinquantina di metri di distanza!!!
Il gruppetto fu preso dallo sconforto ma, dopo pochi istanti, fu lo stesso pilota a rincuorarli: col pugno chiuso ed il pollice alzato nel classico “thumbs up”, segnalò che tutto andava bene. Poi, agitata brevemente la mano in segno di saluto, diede gas e, tirato energicamente il collettivo, decollò quasi in verticale. Il congedo via radio fu altrettanto sbrigativo:
“Campo Selle, RAL 04 chiude con voi, grazie dell’assistenza”.
“Ricevuto da Campo Selle, grazie a lei.”
E così, calzati gli sci e risistemati i materiali sull’akya, la missione poteva dirsi conclusa.
“Se portiamo giù in fretta la roba, poi possiamo farci una bella sciata” disse avventatamente Fiorenzo: senza farselo ripetere, Bepin e Gildo si lanciarono con l’akya a velocità folle giù per la discesa. Il carico della slitta sobbalzava fragorosamente ad ogni cunetta, terrorizzando i turisti. All’altezza dello skilift Costabella, un gruppo di Tedeschi, fermo a bordo pista, stava intonando a squarciagola, con voci già influenzate da un paio di birre, l’inno ufficiale delle settimane bianche:
“Alles zusammen in Sankt Pellegrino”…
Alla vista del convoglio, il gruppo si disperse in tutte le direzioni, ed il canto fu sostituito da una cacofonia di gutturali imprecazioni. La scena ripagò ampiamente Fiorenzo e gli altri delle fatiche e della tensione dei giorni precedenti, e chiuse degnamente l’ avventura di Campo Selle.
Ancora oggi, dopo tanti anni, quando sente il rumore di un elicottero in montagna, Fiorenzo si sofferma per osservarlo. E, se lo vede atterrare, inevitabilmente riaffiora la fatidica domanda: ma perché, quel giorno al San Pellegrino, il pilota del RAL preferì atterrare precariamente su un cocuzzolo innevato, anziché posare i pattini sulla bella pista di “Campo Selle?”
Ahimè, probabilmente non riuscirà mai ad avere risposta…
Grigioni
Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente
presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina
alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore
di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.
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