Liebes Pustertal
di Mario Grigioni - contributo di Fedele Pittaluga - 48°
La capacità di volgere i problemi in opportunità è, secondo le più moderne dottrine
manageriali, una dote essenziale per ogni leader, ed intere generazioni di consulenti
aziendali si sono prodigate per sviluppare quest’ attitudine nei giovani dirigenti. La
stretta connessione logica fra “problemi” ed “opportunità” è dimostrata dal fatto che,
per i Cinesi, il medesimo ideogramma rappresenta entrambi i concetti.
Il sergente AUC Federico, genovese, in servizio a San Candido in quel rigido
inverno di fine anni ‘60, aveva questa preziosa capacità connaturata nel proprio
patrimonio genetico, ed ebbe modo di evidenziarla in due episodi che lo videro
brillante protagonista.
Erano trascorsi soltanto sei mesi dai tragici fatti di cima Vallona; la situazione
appariva abbastanza tranquilla, ma il livello di attenzione era sempre alto, e l’ Alto
Adige non era certo il paradiso turistico dei giorni nostri. Gli Alpini di stanza a San
Candido usavano aggiungere una maligna vocale “i” nel toponimo, trasformandolo in
un termine irriverente, proprio per sottolinearne la scarsa ospitalità.
Un giorno, Federico venne incaricato di “fare pista”, cioè di battere, alla testa del
suo plotone, una lunga mulattiera innevata che conduceva ad un potenziale obiettivo
sensibile. Diviso equamente il plotone in sciatori e racchettatori (questi ultimi muniti
delle storiche ciaspole di legno) Federico si mise all’opera e, in qualche ora di intenso
lavoro, la pista fu pronta. Ridiscesi a valle, all’ attacco della mulattiera un ufficiale
superiore, fermo in attesa, apostrofò Federico: “Sergente, mi chiami il comandante di
plotone”. “Sono io, sergente allievo ufficiale Federico, comandi”. “Ah, bene, mi dica:
secondo lei questa pista è larga almeno due metri, come previsto dal regolamento ?”
“All’incirca direi di sì, signor maggiore”. “Le sembra una risposta sufficiente? Prenda
il metro e la misuri, se lo sarà portato, spero…” . “Ehm, non ci ho pensato” balbettò
Federico, cominciando a sudare nonostante la temperatura fosse abbondantemente
sottozero. “ Non importa - proseguì il maggiore implacabile- quanto è alto lei ?”.
“Un metro e ottanta”. “Bene, allora si stenda di traverso sulla pista, con le mani
chiuse a pugno sopra la testa”.
I patetici tentativi di stendersi su un fianco in posizione fetale furono rintuzzati:
“Non faccia il furbo, si metta supino e con le gambe ben distese” , e così fu chiaro
che la pista era troppo stretta. “ Avanti, provveda immediatamente ad allargarla. Si
rende conto di che cosa succederebbe in caso di allarme attentati ?”
Federico non si perse d’animo e, mettendo in campo la propria dialettica, trasmise
l’ordine in termini positivi: “Alpini, vi dò una buona notizia… è stata dura, ma ho
ottenuto il permesso di ripassare i bordi della pista in modo che risultino ben
squadrati. A noi del Bassano non piace lasciare le cose a metà, dico bene ? Ah, già
che ci siete, allargatela di una spanna per parte…”. E così, il lavoro fu portato a
termine senza intoppi, a parte molta fatica e qualche comprensibile mugugno…
La settimana successiva, al rientro da una lunga marcia di pattugliamento, mentre l’
oscurità avvolgeva l’ alta Val Pusteria, Federico fu colto da un atroce dubbio. Ordinò
la sosta del plotone su una piazza dall’aria scarsamente familiare e, dal posto
telefonico pubblico dell’ antistante bar-tabaccheria-edicola, chiamò la caserma. Riuscì
a farsi passare il maresciallo Franz Pitscheider, addetto ai trasporti: “Zìii, pronto
Federico… come dici, hai fatto sbaghlio ?” . “Sì maresciallo, non trovo la caserma.
Sono in una piazza, c’è una casa con scritto Rathaus Toblach… non mi sembra San
Candido…”. “Ah, zì, Rathaus è il munizipio…Toblach è paese che foi ‘taliani
chiamate Dobbiaco… ma puoi prendere la corriera per Innichen…cioè per Sankt
Candido. Ah, non sei da solo…come hai detto?… quarantadue Alpini mit Garand…
und Maria Crazia?, ah zì…Maschinen-Gewehr…eh no, allora la corriera non fa
bene… telefona ancora in zinque minuti che fedo cosa posso fare.”
Per darsi un contegno, Federico acquistò una copia della Bild Zeitung e, benchè
non capisse una parola di tedesco, finse di consultarla con attenzione. Allo scadere
del quinto minuto, richiamò Pitscheider: “ach so, Federico, tutto risolto! Ora mando
un grande camion a prendervi, non muofetevi !”.
Raggiante, Federico uscì dal bar e arringò il plotone: “ Alpini, anche questa
importante missione volge al termine. Vi informo che, come da piano, il nostro
plotone sarà autotrasportato nel tratto finale del pattugliamento, da Dobbiaco a San
Candido. Tra poco verrà a prelevarci un’autocolonna. Naturalmente, poiché siamo in
zona operativa, ogni movimento è coperto da segreto militare; quindi, non dovrete
parlarne con nessuno, nemmeno con le vostre morose. Il nemico ha orecchie
ovunque”.
L’ autocolonna si materializzò poco dopo, sotto forma di uno scassatissimo CM a
bordo del quale, pigiati come pendolari delle Ferrovie Nord, i profughi di Dobbiaco
ritornarono a baita. Durante il tragitto nessuno parlò, tranne il caporale Tschaffler che,
con fare saccente, disse:" Hast Du gesehen, ich hab's Dir doch gesagt daß der
Italiener sich fast verlaufen hätte" (Hai visto, te lo dicevo che l' Italiano stava
sbagliando strada). Ma l’acido commento, coperto dal rumore di ferraglia prodotto
dal camion, si dissolse nel gelo della notte, senza lasciare alcuna traccia”.
Il compenso richiesto da Pitscheider per il servizio, comprensivo di un assoluto
cover-up, fu assai equo: una bottiglia di Gewurztraminer al giorno, fino al termine del
“sergentato” che, fortunatamente, sarebbe terminato dopo pochi mesi. Federico fu ben
lieto di corrisponderlo, senza muovere alcuna obiezione, anzi…
Da molti anni Federico, dal suo “ponte di comando” di Losanna, dirige una flotta
di navi mercantili, operanti in tutto il mondo. Non risulta che abbia mai inviato alcuna
portacontainer a Baltimora anziché a Boston, o viceversa. Comunque, qualora questa
remota eventualità dovesse verificarsi, lui sarebbe senz’altro in grado di
razionalizzare l’ evento, e di trasformarlo in un fatto positivo. Del resto, come dicono
a Milano, “la class l’ è minga aqua” !
Grigioni
Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente
presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina
alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore
di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.
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