Odissea metropolitana
di Mario Grigioni

 

I cinefili meno giovani ricordano senz’altro “Un provinciale a New York”, cult-movie interpretato dal grande Jack Lemmon. Il film racconta l’infinita serie di peripezie di un provinciale che, recatosi a Manhattan per motivi d’affari, viene fagocitato dalla metropoli tentacolare, dura e spietata. Fatte le debite proporzioni, qualcosa di simile accadde, molti anni fa, ad un gruppetto di ufficiali in servizio alla Scuola Militare Alpina di Aosta.

In quella bella estate degli anni sessanta, sulla prima compagnia AUC regnava il grande capitano Beppo e, fra gli ufficiali subalterni, erano presenti ben due veterani del 48° corso: i sottotenenti Carletto, aostano doc, comandante del primo plotone, e Fiorenzo, milanese, comandante del secondo.
Carletto, già bi-baffo al corso, era un ottimo ufficiale. Tuttavia, più che per la sua (peraltro indiscutibile) attitudine al comando, egli era noto in tutta la città per la cantina di famiglia dove, generosamente, amava invitare gli amici ad indimenticabili serate eno-gastronomiche.
La mitica cantina era spesso argomento di discussione al circolo ufficiali, e coloro che avevano avuto il privilegio di visitarla non mancavano di tesserne le lodi.

Quella fatidica sera venne il turno di Fiorenzo, con gli inseparabili compagni di corso Bobo e Federico e con gli altri ufficiali della prima compagnia. L’ospite d’onore era il capitano Beppo in persona e, inaspettatamente, il parterre de roi comprendeva anche un nuovo acquisto della Smalp: il tenente Piergiorgio Corsi, triestino, da poco trasferito ad Aosta dall’ottavo reggimento della Julia.

La cantina, in linea con le aspettative, traboccava di mocette, salumi, fontine e tome a vari livelli di stagionatura, alle quali mancava soltanto il dono della parola. Sugli scaffali, brillavano centinaia di bottiglie di vino, ordinate secondo provenienza ed invecchiamento. In sintesi, pur senza confondere il sacro con il profano, sembrava di essere in paradiso. Al centro del locale, un rustico tavolo con sgabelli attendeva gli ospiti. “Mi raccomando -avvertì Carletto- non toccate quel ripiano in alto a sinistra. E’ la riserva particolare di mio nonno che, domattina, conterà le bottiglie e verificherà che le ragnatele siano intatte“.

L’appetito non mancava e, per usare un understatement britannico, i commensali fecero onore alla tavola e, ancora di più, all‘enoteca. La conversazione si dipanò in modo informale e rilassato ma, nonostante reiterati tentativi, fu difficile coinvolgervi il tenente Corsi.
“Corsi, tu sei di Trieste, vero?”. “Sì”. “Sei sposato?”. “Sì”. “Ti piace stare ad Aosta?” “Sì”. “Senti, tu eri alla Julia, giusto? Avrai certo sentito parlare del colonnello… chissà se c’è ancora”. “El xè morto de un colpo”, fu la risposta, forse la frase più articolata pronunciata da Corsi in tutta la serata. In compenso, l’ufficiale triestino dimostrò di gradire particolarmente il menu: le sue mani si muovevano incessantemente, con la leggerezza di un pianista, affettando salumi e formaggi e riempiendo, a ritmi frequenti e regolari, il proprio bicchiere.

Dopo il genepy della staffa (one for the road, avrebbero detto gli americani) giunse il momento di rientrare, ma si presentarono subito un paio di problemi. Federico, che aveva accompagnato Fiorenzo e Bobo con la sua fiammante Cinquecento, non sembrava al meglio della forma. Anche Corsi non era in condizioni particolarmente brillanti. Fu così Bobo, professore di matematica a Cuneo e quindi uomo di mondo, a prendere in mano la situazione: “Alura, fuma parej. Tu Federico ci presti la macchina; io e Fiorenzo portiamo a casa Corsi, poi torniamo a prenderti e rientriamo alla Cesare Battisti. Tutto chiaro?”. Detto fatto, Bobo si mise al volante, Fiorenzo si sedette accanto, e Corsi fu sistemato sul sedile posteriore. La missione era pronta a partire.

“Allora, Corsi, dicci dove abiti che ti portiamo a casa”. “Mah, io non mi ricordo…” fu la disarmante risposta. “Ma come sarebbe a dire non ti ricordi ?”. “Mah, è una casa grigia, piuttosto alta, in una via larga…”. Bobo non si perse d’animo: “Fiorenzo, fatti dare la carta d’identità e controlla”. “Dunque, vediamo-eseguì diligentemente Fiorenzo- Corsi Piergiorgio, nato a Trieste, residente a Tolmezzo…”. Nulla da fare, i documenti non erano aggiornati, l’idea di portare Corsi fino a Tolmezzo fu prontamente scartata. La Cinquecento partì comunque, e cominciò a vagare per un’Aosta ormai deserta ed addormentata. La sfilata di case grigie, tutte apparentemente uguali, era disarmante, la speranza che Corsi riconoscesse la propria si allontanò ben presto.
Bobo arrestò il mezzo e, rapidamente, mise a punto una strategia di localizzazione indiretta. “Senti Corsi, come vieni in caserma al mattino?” “In bicicletta”. “E se piove?” “Allora mi passa a prendere Zancanaro in macchina”. “Chi, il tenente Zancanaro dell’amministrazione?”. “Sì”. “Bingo, so dove abita Zancanaro -il tono di Bobo era trionfale- sta nella zona nuova verso est, oltre il Buthier, dalle parti di corso Ivrea. Andiamoci subito, magari Corsi riconosce la casa”.

Il bolide imboccò a tutta velocità via di Porta Pretoria e proseguì per via Sant’Anselmo ma, poco prima del ponte sul Buthier, dall’oscurità sbucò una paletta rossa. Sembrava muoversi autonomamente ma, guardando meglio, si vide che ad essa era attaccato il braccio dell’appuntato della Benemerita Giuseppe Sammartino che, in tono imperioso, intimò l’alt. Fortunatamente, i tre a bordo erano in uniforme. “Buonasera signor appuntato - salutò Bobo, con evidente captatio benevolentiae, qualcosa non va ?”. “Tenente, andava un po’ veloce, non le pare? E poi, i semafori, faccia più attenzione. Vada pure”. E così, sempre più frustrato, il gruppetto riprese il viaggio.

Nei pressi di corso Ivrea, fu Fiorenzo ad avere l’ultima idea brillante della serata. “Corsi, come si chiama tua moglie?”. “Mia moglie? Jolanda, mi sembra…”. “Allora Bobo, facciamo così - proseguì Fiorenzo- io mi metto al volante, tu che hai una bella voce ti sporgi dal tettuccio e chiami la Jolanda”. Ma Bobo non apprezzò: “Ah bravo, così io faccio la figura del piciu e, se ci becca la ronda della Testafochi e fa rapporto, poi ci tocca pagare da bere fino al giorno del congedo.Pensumne un‘autra, parej suma al pian di babi”.

Dopo l’ennesimo giro a vuoto, quando ormai era notte fonda e l’alba si avvicinava inesorabilemte, il gruppetto si ritrovò in una zona che sembrava corrispondere alla descrizione: una via piuttosto larga, con molte case grigie e, per di più, bene illuminata. “Corsi, svegliati, guarda se potrebbe essere qui”. “Ma, non saprei, forse sì…”. La risposta fu ritenuta soddisfacente e, vincendo un minimo di rimorso, Bobo e Fiorenzo si accomiatarono da Corsi e si avviarono alla conclusione dell’interminabile serata.

Non si ebbero notizie di Corsi per parecchi giorni finchè, una sera, egli fece una fugace apparizione al circolo ufficiali. Si limitò a comunicare che l’indomani avrebbe preso servizio al Castello e se ne andò, senza fare alcun cenno alla fatidica serata. Nessuno lo rivide in Cesare Battisti.
Il mistero si infittì nei giorni seguenti quando, casualmente, Fiorenzo e Carletto ritornarono sull’argomento. “Ma Carletto, cosa ti è venuto in mente di invitare Corsi?”. “Ma non l’ho invitato io, pensavo fossi stato tu”. “Io, ma non mi sarei mai permesso. E poi non lo conoscevo nemmeno”. Venne svolta una rapida inchiesta, e risultò che nessuno dei presenti l’aveva invitato.

Qualcuno, probabilmente a sproposito, tirò in ballo la metempsicosi, il vascello dell’olandese volante ed altri fenomeni riconducibili al paranormale, ma queste teorie non ebbero molto credito. Del resto, in letteratura non risultano casi di ectoplasmi così affamati (ed assetati) come aveva dimostrato di essere il tenente Piergiorgio Corsi.

Alla fine, prevalse l’ipotesi più semplice: forse Corsi aveva saputo del party da radio scarpa e si era, come dicono a Roma, “imbucato”. In fondo, come è noto, gli stipendi degli ufficiali subalterni non erano particolarmente elevati….

 

Mario Grigioni - contributo di Roberto Marino - 48° AUC

Milano, aprile 2007. Scritto in occasione del quarantesimo anniversario del 48° corso AUC

 

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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