Libro di Vetta
di Enea Fiorentini (40° Corso AUC)

I Segni dell’uomo

Hai mai visto i segni dell’uomo sulle rocce in montagna o altrove, durante le tue escursioni?
I disegni graffiti, pitturati, scolpiti sulle rocce: le famose incisioni rupestri? 
  Incisioni sulle rocce
della Tavola dei Briganti
sul Blockhaus - Majella
(20328 bytes)
Le caverne, le pareti di valli e i massi isolati delle Alpi (e non solo) ne sono pieni.
Il "sentiero delle anime" in Valchiusella (Piemonte), le incisioni rupestri in Valcamonica (Lombardia) e quelle della Valle delle Meraviglie in Francia sono solo tre famosi esempi.
Oppure hai mai visto le incisioni dei pastori e dei briganti sparse un po’ dovunque sui massi delle montagne italiane, come quelle incise sulla "Tavola dei Briganti" tra i mughi, nei pressi della cima del Blockhaus sulla Majella, in Abruzzo?
Penso che a qualcuno di voi sia capitato di vedere questi segni.
Sono dimostrazioni della vita dell’uomo e della sua propagazione nel territorio.
La storia dell’esplorazione della terra e della sua graduale conquista da parte dell’uomo è antica quanto l’uomo stesso e non voglio sicuramente scrivere qui un trattato sulla storia della diffusione umana sulla terra; ci sono libri e saggi che affrontano con maggiore competenza e completezza questo argomento. Incisioni sulle rocce
della Tavola dei Briganti
sul Blockhaus - Majella
(18911 bytes)
 Certamente l’uomo della preistoria, grazie a differenti condizioni climatiche della terra, ha raggiunto cime che oggi ci sembrano impervie, che sono ricoperte da alti strati di ghiaccio, oppure che vediamo emergere come enormi scheletri da invivibili luoghi desertici.
Ha lasciato i suoi segni anche lì e oggi noi ne scopriamo una parte, li studiamo e cerchiamo di interpretarne il significato.

Questo antico esploratore ha lasciato tracce di sé sulle rocce, nelle caverne, forse anche su cortecce di alberi, su pelli di animali e su costruzioni oggi scomparse, non certo su carta.
Perchè l’ha fatto?

E’ difficile stabilirlo con certezza, ma si possono fare molte ipotesi attendibili.

Spesso questi segni facevano parte di un rituale, anche religioso, ed erano le espressioni esteriori, visibili, di quella spinta primordiale che c’è in ogni essere umano: di lasciare cioè una traccia imperitura di sé per i posteri, o in onore di un dio.

Sono forse queste alcune delle ragioni plausibili?
Forse si.
Io almeno credo di si!

E sulla vetta delle montagne, cosa c’è?
Che segno viene lasciato?
Da chi?

All’inizio del romanzo di Ernest Hemingway: "Le nevi del Kilimangiaro", c’è scritto:

"... Il Kilimangiaro è un monte coperto di neve alto 5895 metri, e si dice che sia la più alta montagna africana.   La sua vetta occidentale è chiamata, dai Masai, Ngàje Ngài, la Casa di Dio.   Vicino alla vetta occidentale c’è la carcassa rinsecchita e congelata di un leopardo.   Nessuno ha saputo spiegare cosa cercasse il leopardo a quell’altitudine ...".

Probabilmente il fatto non è vero, ma l’immagine è lo stesso affascinante.
Il corpo congelato sulla vetta di una montagna è il massimo "segno" della presenza e della conquista, anche se finale, di un essere vivente.

C’è forse anche negli uomini la stessa ansia di arrivare in cima, che spinge questi splendidi animali a farlo?


Cos’è il libro di vetta?  A cosa serve?

Sai cos’è il libro di vetta?   Conosci la sua storia?
Intendo proprio le tradizioni, le meditazioni e la spinta emotiva che hanno obbligato il primo alpinista a lasciare un proprio segno scolpito o scritto sulla cima di una montagna?
Chi fu questo primo alpinista?
Perché l’ha fatto?
Anch’io, come tutti voi, non ho risposte certe, non conosco il nome del primo antico alpinista, forse un cacciatore, un pastore, un guerriero, che ha voluto lasciare questo tipo di traccia di sè sulla montagna.
Non so la data! 
  Uno dei libri di vetta
recuperati dalla Vetta
Occidentale del Corno
Grande del Gran Sasso
- Abruzzo
(11723 bytes)
 Ma l’attività di recupero dei libri di vetta, completi di "segni", e la loro sostituzione con altri nuovi, che compio ormai da anni con miei amici sul Gran Sasso d’Italia, mi ha obbligato a riflettere su questo argomento.

Quella spinta primordiale, così forte nell’uomo preistorico, di lasciare una traccia imperitura di sé, o in onore di un dio, è ancora presente nell’anima dell’uomo moderno e quindi negli alpinisti ed escursionisti?
La risposta, credo, sia ancora affermativa.

La grandezza e la potenza della terra e della natura montana in particolare, così ben espresse dalla visione di cime verdeggianti, rocciose o ghiacciate, creano commozione in noi e ci fanno sentire in questi momenti, degli esseri piccoli e indifesi al cospetto di tanta forza.
Però, la consapevolezza di essere arrivati nel punto più alto di un monte, forse per primi, fa scatenare in noi una selva di sentimenti e, tra questi, quello più evidente e forte è la sensazione di vittoria, mescolata con il desiderio del ringraziamento agli dei o al Padre Eterno per la protezione ricevuta.
Da tutto ciò, a mio parere, riemerge quel desiderio antico di dire qualcosa, di lasciare un segno.
Una bandierina, un pezzo di stoffa che pian piano si consumano al vento sulla cima, vanno bene.
Anche un pezzo di legno, faticosamente portato con sé e infisso tra le rocce o tra i ghiacci, va ancora bene.
Ma questi segni non bastano, poiché non parlano di te.
Essi comunicano solo che la vetta è stata violata da un essere umano ma nessuno saprà mai che sei stato proprio tu.

Anche le croci o le statue, che più recentemente nella storia di conquista delle vette hanno riempito le cime delle montagne, non dicono nulla sui salitori.
Nessuno conosce la data della tua salita e le modalità con le quali hai raggiunto la vetta.
Nessuno sa se sei stato il primo salitore di quella montagna, se hai compiuto una delle prime ripetizioni, se sei salito da solo, in gruppo, in estate, in inverno, con pioggia o con il sole.

So benissimo che per tante persone che raggiungono una cima queste cose non sono importanti.
Uno dei moderni insegnamenti ecologici suggerisce appunto di lasciare le montagne e le loro cime intatte così come le abbiamo trovate, per consegnarle a coloro che le saliranno dopo di noi nelle condizioni migliori per ispirare anche a loro gli stessi sentimenti e le stesse emozioni che abbiamo provato noi.
Un moderno insegnamento che però ha radici che si perdono nella storia dell’uomo, infatti, molti popoli antichi fino alle popolazioni indiane d’America lo hanno messo in pratica veramente.

Ma come ben sapete, non sempre questo invito è seguìto dagli alpinisti ed escursionisti moderni.
Anzi, spesso, vediamo immondizie dappertutto, lasciate da loro sulla cima dei monti e alla loro base.
Anche questa è una forte traccia del nostro passaggio ed essa svela chi siamo, che animo abbiamo nei confronti della montagna, proprio già da quando ne percorriamo la sua base e le sue prime pendici e anche quando poi sentiamo emergere in noi i sentimenti più nobili sulla vetta.

Ma questo comportamento aprirebbe un altro ampio discorso, forse occorrerebbe scrivere un nuovo racconto sui doppi o molteplici volti degli alpinisti e dei loro atteggiamenti mentre affrontano la salita di una montagna.
Sul Mister Hyde alpinista/escursionista che è in noi. 
  Pagine del
libro di vetta
(14290 bytes)
 Per una stragrande moltitudine d’alpinisti ed escursionisti rimane lo stesso forte il desiderio di lasciare un proprio segno sul punto più alto di un monte, comunque si sia saliti e su qualsiasi cima alta o bassa di cui si sia raggiunta la vetta.
Il primo messaggio scritto lasciato su una cima di una montagna sarà stato sicuramente tracciato con un carboncino o con un graffito su una pietra.
Poi in tempi molto più recenti, con l’avvento della carta, ecco apparire il primo foglietto, scribacchiato con una punta di grafite o con le prime matite grossolane, poiché non c’erano ancora stilografiche, biro o pennarelli.
Sul foglietto si scrivevano le proprie generalità, la data d’ascensione, la via seguita in salita, quella della probabile discesa e altre informazioni tecniche.
Questi foglietti erano lasciati sulle cime, posti sotto un sasso, con la speranza che fossero letti da qualche altro alpinista coraggioso, che potesse poi riferire di avere verificato la veridicità dell’effettiva salita del primo alpinista.

Il giovane Georg Winkler a soli 17 anni, nella sua prima ascensione alla Torre del Vajolet che oggi porta il suo nome, compiuta il 17 settembre 1887, fece proprio così: scrisse queste informazioni su un foglietto che pose al riparo sotto una pietra sulla vetta.
Quel foglietto, recuperato successivamente, lo rese famoso e la sua salita divenne immortale.
Winkler non ebbe fortuna: morì l’anno dopo in un incidente durante l’ascensione alla Weisshorn, il suo corpo fu inghiottito dal ghiacciaio che lo restituì 68 anni dopo nel 1956.
La sua fama però non si è mai spenta.

Non mancavano a volte una dedica, una preghiera e un ringraziamento a Dio.

Ed ecco la prima spinta verso il successo di questa pratica: la conoscenza del proprio primato e la stima per il proprio coraggio.

Se saliamo una cima e scriviamo qualcosa su un foglio, saremo ricordati.
I primi salitori di una montagna, che abbiano lasciato in vetta un segno riconoscibile della propria presenza, lo saranno più a lungo.

In breve il foglietto si è trasformato in un libro, poiché questo è più resistente del singolo foglio. 
  La custodia metallica del
libro di vetta presente
sulla Vetta Occidentale
del Corno Grande - Gruppo
del Gran Sasso - Abruzzo
(costruita e installata in
posto dalla G.M. di Roma)
(11477 bytes)
 
Poi si è costruito un contenitore metallico dove riporre il libro per proteggerlo più a lungo, e nel contenitore si lasciano matite e penne biro per permettere a chiunque arrivi in cima di lasciare, se vuole, il proprio messaggio.
Il contenitore viene incastrato in qualche roccia sulla vetta oppure (e successivamente) viene ancorato saldamente su qualche robusto sostegno metallico, a volte anche sulle croci, proprio come è avvenuto per quello presente sulla Vetta Occidentale del Corno Grande al Gran Sasso.


A quali persone è riservato il libro di vetta?


La risposta è banale.
A chi riesce ad arrivare in vetta!
Si è ovvio, ma io aggiungo che il libro è riservato solamente a chi raggiunge la vetta con le proprie forze!
I trasportati in vetta con l’elicottero, con il paracadute o con altri mezzi aerei o meccanici terrestri, non sono le persone giuste per lasciare un proprio messaggio.
Se lo fanno, il loro scritto non sarà gradito.
Sono bene accetti solo i messaggi di coloro che raggiungono la cima con mezzi meccanici per portare soccorso ad altri alpinisti in difficoltà.
Altrimenti la loro impresa verrebbe sentita come una beffa ed un oltraggio alla montagna!
E’ un po’ come raggiungere la cima in elicottero, magari la vetta di un monte alto 4000 o 5000 metri, per fare pubblicità ad una bevanda (vi ricordate la pubblicità:".. sempre più in alto! Con grappa Bocchino! .." ??), lasciando poi un messaggio di conquista sul libro di vetta.
E’ una presa in giro per gli altri alpinisti onesti.
Quindi il libro di vetta è riservato a coloro che raggiungono la sommità del monte a piedi, in arrampicata, su vie di ghiaccio o in sci, guadagnandosi la cima con fatica, con impegno, con onestà e con sincerità.
Solo così, raggiunta la cima, saliranno dal cuore le frasi semplici che riempiranno il libro di vetta di sincerità e renderanno quest’ultimo uno strumento prezioso di conoscenza dell’animo umano.


Il libro di vetta sta solo su una montagna importante?

Per cominciare a parlare di questo argomento, occorre prima definire cosa s’intende per montagna importante.
Forse una montagna molto alta?
Forse una salita di una parete difficile di un monte con condizioni ambientali proibitive?
Non saprei!
Ognuno di noi utilizza parametri personali di valutazione diversi da quelli di altri alpinisti per definire le difficoltà di uguali salite in montagna.
Si cercano parametri comuni, si studiano tabelle di comparazione, ma la valutazione umana rimane quella che è: il risultato di un misto di fatti oggettivi e di sensazioni soggettive.
E spesso la quota di un monte non lo rende più importante d’altre cime agli occhi di molti alpinisti.
Infatti, anche se il libro di vetta di una montagna "importante" emana un fascino particolare e produce un forte richiamo per gli alpinisti, anche i libri di vetta su cime minori non sono trascurati.
Anche questi ultimi custodiscono messaggi importanti.
Così, è facile trovare il libro di vetta su cime mediocri o facili da salire.
Lo scopo della sua presenza è sempre lo stesso: raccogliere le esperienze, le impressioni e i pensieri di chi avrà voluto salire alla cima.
L’obiettivo degli alpinisti e degli escursionisti è raggiungere il punto più alto del monte, non ha molta importanza se esso non raggiunge i 3000 o i 4000 metri d’altezza.
E’ pur sempre una vetta, a volte bella, a volte con una "silhouette" elegante e anche lì ci si sente in alto.   Raggiunta la cima, si è consci di aver conquistato qualcosa e si placa, per un po’, l’ansia che è in noi stessi.
Possiamo allargare la nostra vista sul mondo guardandolo con gli occhi e con il cuore.
Per un attimo siamo in pace con noi stessi e con il creato.
E vogliamo esprimere questi nostri sentimenti anche qui, anche su una cima minore.

Dov’è il libro?
<Eccolo!>
E allora scriviamo qualcosa!


Cosa si trova in un libro di vetta?

Il libro di vetta è una miniera di informazioni.
Si trova un po’ di tutto, certamente anche parolacce ma queste sono una minoranza rispetto alla moltitudine di espressioni serene e divertenti che sono presenti sul libro. 
  Il libro di vetta recuperato
il 6-6-2003 dalla Vetta
Occidentale del Corno
Grande del Gran Sasso
- Abruzzo
(17644 bytes)
 Su uno di questi libri di vetta, recuperato da me e da Andrea sulla Vetta Occidentale del Corno Grande (m 2912) cima più alta del gruppo del Gran Sasso d’Italia (in Abruzzo) il 6 giugno 2003, che ho analizzato e che mi serve come spunto per questo racconto, ho trovato molti scritti, tracciati un po’ dovunque: fin sulle copertine e su foglietti volanti infilati tra le pagine.
Il libro è rovinato e presenta una copertina in cartoncino rosso ormai corrosa e ha i fogli arricciati, segno evidente che ha sofferto pioggia e gelo.
E’ un vecchio libro di vetta, ormai completo, consunto e semi-distrutto che contiene notizie dal 4 novembre 2001 al 1 giugno 2003.
Lo abbiamo riposto con cura nello zaino, sostituendolo con uno nuovo che abbiamo sistemato nel contenitore metallico sulla vetta.   Dopo quella volta, molti altri amici della GM di Roma, come lo stesso Andrea, poi Dario, Lorenzo, Matteo e Roberto hanno provveduto o collaborato per nuove sostituzioni.
Divertenti o impegnative salite periodiche a questa montagna sono state utili per continuare un nobile servizio.

Riportato a valle il vecchio libro, si è proceduto al suo restauro, per quanto è stato possibile fare.
Fortunatamente i messaggi sono ancora leggibili.
Alcuni di questi scritti sono banali, altri sono scurrili e molti troppo laconici (solo data e firma), ma tanti sono veramente interessanti e fanno trapelare i sentimenti e l’anima di chi li ha lasciati.

Tantissime le località e i paesi di provenienza di coloro che hanno raggiunto la Vetta.

Leggendo i messaggi di questo libro, ho scoperto che tutta l’Italia è presente, da Trieste ed Aosta alla Sicilia.
Tra gli altri Stati, molti sono gli escursionisti che provengono dall’Austria, dalla Francia, dalla Germania e dalla Svizzera; un discreto numero dall’Olanda, dalla Slovenia, dalle Repubbliche Slovacca e Ceca.   Alcuni piccoli gruppi provengono dalla Bosnia, dal Canada, dalla Grecia, dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dalla Norvegia, dalla Polonia, dall’Ungheria, dalla Spagna, dagli Stati Uniti. Uno messaggio scritto da
un giapponese sul libro
di vetta recuperato dalla
Vetta Occidentale
del Corno Grande del
Gran Sasso - Abruzzo
(7813 bytes)
 La rarità delle presenze è rappresentata da escursionisti provenienti dall’Australia, dalla Corea del Sud, dal Giappone (purtroppo le loro dediche sono incomprensibili), da Israele e dalla Nuova Zelanda.
Ho scoperto dediche scritte addirittura in latino!
La "Via" di salita più gettonata a questa Vetta, sia d’estate che d’inverno, è la "Direttissima" del versante aquilano, seguita dalla Cresta Ovest e dalla "Via Normale".

Gli alpinisti più bravi e preparati hanno raggiunto la Vetta Occidentale, dopo ardite arrampicate sui versanti est, nord e sulle creste del versante sud-est; altri si sono cimentati nella salita del ripidissimo "Canalone Centrale", oppure nella traversata di tutte le vette del Corno Grande.

Molte sono state le salite in notturna, nell’attesa dell’alba ed altrettante quelle in "serata", in attesa dell’imbrunire infuocato di colori.
Oltre ai singoli, moltissimi sono stati i gruppi di escursionisti (del CAI, della G.M. e di altre Associazioni) che hanno raggiunto la cima in comitiva e diversi sono i gruppi di militari (Alpini, Corpo Forestale, Finanza, ecc..) che si sono cimentati in salite ed arrampicate su vie e pareti famose.
Non sono mancati i gruppi religiosi guidati da "religiosi alpinisti".
Quasi tutti gliel’hanno fatta, alcuni facendo "fatica", altri con "paura", altri ancora raggiungendo degli "exploits" in velocità e nei "concatenamenti" di cime.


Quali emozioni e sentimenti sono custoditi sul libro di vetta?

Tutti coloro che hanno lasciato uno scritto hanno fatto trapelare gioia, un ringraziamento al Signore, e un pensiero per le persone presenti all’ascensione o che non sono potute salire fino in vetta.   Alcune dediche sono destinate a persone care che non ci sono più.
Altre, più gioiose, per ricordare che la salita è avvenuta in occasione di un compleanno, un onomastico o un’altra ricorrenza particolare.
Alcuni sono saliti per festeggiare l’addio al celibato!
Ne scaturisce un insieme di sentimenti profondi che commuovono ed arricchiscono il lettore!

Valga per tutte questa dedica, raccolta sul successivo libro di vetta, che racchiude in sé molti sentimenti di stupore, di gioia, di ringraziamento:



5-8-2003

".. Incredibile!
raggiungere la Vetta,
raccogliere i propri passi
... il volo dei corvi ...
... il vento ...
il silenzio del sole
voglia di dipingere. .."

Angelo Antonio


Che fine fa il libro di vetta quando è completo, e chi lo gestisce?

Ogni libro di vetta contiene informazioni per il suo recupero. 
  Particolare del libro
di vetta con le indicazioni
per avvisare quando lo
stesso libro è completo
(18959 bytes)
 Normalmente si lasciano, sulle controcopertine del libro, i numeri telefonici delle persone incaricate della gestione di questo documento, del suo recupero e della sua sostituzione.
Normalmente sono i rappresentanti delle sezioni del CAI o di altre associazioni alpinistiche (come la G.M.) che si accollano questo onere.
Ma ci sono anche associazioni private che offrono questo servizio agli alpinisti.
Gli alpinisti più sensibili che, ponendo la loro firma sul libro, si accorgono che esso è quasi completo, avvertono qualche rappresentante di queste associazioni che provvedono per il recupero del libro e per la sua sostituzione.
A volte il libro completo è portato in qualche rifugio della zona e consegnato al gestore.
In questo caso è lui che ci avverte per andare a recuperarlo direttamente in rifugio.

Per tradizione e per accordi con altre Associazioni Alpinistiche, da più di 10 anni il libro di vetta della Vetta Occidentale del Corno Grande al Gran Sasso è mantenuto e rinnovato a cura dell’Associazione Alpinistica "Giovane Montagna" (G.M.) - Sezione di Roma.
  Rocco scrive il proprio
messaggio sul libro di
vetta presente sulla
Vetta Occidentale del
Corno Grande - Gruppo
del Gran Sasso - Abruzzo
(11524 bytes)
 E’ un onere che questa Associazione si accolla volentieri, ben conscia dell’importanza di questo documento che contiene i pensieri, le riflessioni e le dediche lasciati su queste pagine da moltissime persone (alpinisti famosi o escursionisti alle prime armi) per esprimere i propri sentimenti dopo l’ascesa ad una delle più belle Cime dell’Appennino Centrale.
Il libro recuperato è spesso restaurato per ripararlo dai danni provocati dalle intemperie ed è archiviato insieme con quelli precedenti.

E’ possibile quindi effettuare una consultazione dei libri di vetta recuperati, facendone richiesta alle Associazioni che effettuano questo servizio.
Per consultare il libro della Vetta Occidentale del Corno Grande (Gran Sasso) si può inviare la richiesta (o rivolgersi direttamente) alla "Giovane Montagna" - Sezione di Roma, con sede sociale in Via Lorenzo Rocci, n. 64 (zona Colli Portuensi/Casaletto - Roma) - tel. 06-65740212 c/o Casa Mater Mundi (Orario d’apertura: tutti i Martedì dalle 18:45 alle 19:45, esclusi i festivi ed i mesi di Luglio ed Agosto).


La raccolta "online" dei messaggi più interessanti del libro di vetta

Penso di non arrecare alcun danno "morale" o qualche torto agli autori, se pubblicherò alcuni dei loro scritti che sembrano, a mio avviso, tra i più belli e originali contenuti su questo libro di vetta.
La quantità di messaggi contenuti nel libro di vetta è enorme e anche la selezione fatta occupa comunque un grande numero di pagine.
Ciò non è compatibile con lo spazio disponibile su una rivista cartacea.
Ho preparato quindi un file "online", presente sul mio sito web: www.eneafiorentini.it , che è disponibile per coloro che si sentono interessati alla lettura di questi messaggi.
Il link per accedere a questo file (in formato Acrobat - .pdf) è il seguente: www.eneafiorentini.it/iracc/Ragmlvet.pdf

Per rendere meno monotona questa lettura, ho ordinato questi scritti per "argomenti", dividendoli secondo una tipologia dettata esclusivamente dai miei "gusti" letterari.
Ed ecco l’elenco delle sezioni "inventate", in cui è stata suddivisa questa raccolta:

- Espressioni di stupore verso questa vetta e di gioia per la salita.
- Espressioni di fede e di ringraziamento al Signore.
- Riflessioni più o meno profonde e citazioni.
- Le dediche.
- I saluti di rappresentanti dei gruppi e dei club alpini.
- I saluti di rappresentanti delle sezioni della "Giovane Montagna - G.M.".
- Personaggi famosi del Gran Sasso e non.
- Le imprese particolari e gli "exploits".

Prego quindi i lettori di questa lunga "raccolta" di dediche di avere pazienza e di scusarmi, mentre invito gli autori di questi scritti (se riconoscono una loro citazione), di farmi pervenire un cenno d’assenso oppure una richiesta di modifica in caso d’inesattezze, peraltro non volute.

Non è stato semplice decifrare alcuni scritti, a volte quasi svaniti a causa dell’umidità accumulata sui fogli del libro. Parte del libro di
vetta con dedica di Soci
della Giovane Montagna
(13795 bytes)
 Scrivo di seguito qualche messaggio tra le migliaia custoditi sul libro, solo come esempio, per stuzzicare la curiosità e la voglia di andare a dare uno sguardo più approfondito nelle pagine "online".
Spero di fare una cosa gradita ai molti escursionisti ed alpinisti che hanno raggiunto la Vetta Occidentale per la prima volta o per l’ennesima e che sempre sono rimasti stupiti ed ammirati dalla bellezza delle montagne e dell’ambiente circostante.
Ma sono sicuro che questa raccolta stupirà e sarà gradita anche agli altri appassionati della montagna che non hanno ancora raggiunto la Cima più alta dell’Appennino Centrale.
La lettura di queste poche righe può aiutare a capire cosa può contenere ogni libro di vetta di oltre 300 fogli.
Allora, sia questo scritto uno stimolo in più per chiunque voglia affrontare questo sforzo e raggiungere la Vetta!!



< LAUDATO SII
MI SIGNORE
PER SORA L’ALPE
E SORA L'APPENNINA,
CHE DANNO TANTA GIOIA
A CHI FATICA
PER CONQUISTARE IL COLLE
E POI LA CIMA >

(un montagnino anonimo del XXI secolo)

Ogni "nuovo" libro di Vetta, preparato dalla G.M. di Roma, inizia con queste parole di un montanaro della nostra sezione - che vuole rimanere anonimo - e che, come molti di noi, ha sentito il desiderio di ringraziare Dio per avergli consentito di raggiungere una cima terrena, in serenità e letizia, nella speranza di poter raggiungere ben più alte mete...


Ecco qualche esempio

Da notare che le inserzioni nel testo, del tipo: [abcde] sono mie e non dell’autore e sono state inserite solamente in quei casi dove è stato assolutamente necessario farlo, per chiarire il contesto.



I SALUTI DELLE SEZIONI DELLA "GIOVANE MONTAGNA" - G.M.


22-6-2002
Saliti per la Diretta [la Via "Direttissima"] con una giornata splendida, con 4 amici cari della "Giovane Montagna" [Sezione] di Cuneo - Regione Piemonte.
Domenico 1959, Marco, Luciano, Giampiero, Antonio

22-6-2002
Stupendo!  Portando il nostro fagotto di nuvole, siamo giunti in cima.
Una cinquantina in vetta!!  E’ la Giovane Montagna - sez. di Cuneo in Gita Sociale!
Anna Maria, Michele, Iucci, Oreste, Renato, Marisa, Marco, Giorgio, Grazia, Gabriella, Giaki (classe 1927)
Cesare e Anna Zenzocchi e Rita - G.M. sez. Torino
Virginio - CAI Cuneo
Italo e Clara - CAI Busca

PERSONAGGI FAMOSI DEL GRAN SASSO E NON

1-4-2002
Moriggia-Acitelli, perché no??!!
Massimo Marcheggiani, Fabia e Marcello Carbonetti - Roma

28-4-2002
Dopo una bufera notturna passata al Franchetti, siamo saliti per il [ghiacciaio del] Calderone in una fantastica giornata.
Luca Mazzoleni [gestore rif. Franchetti], Marco Priori - CAI Roma / CNSAS Abruzzo

8-6-2002 - ore 15,00
X Egidio la +++ bella giornata di tutti i tempi..  Ciao a tutti!!
Insieme a Fiorangela Bellotti, Franco Vanzolini, Marcello Cavalleri, si uniscono alla bella ascensione dal [ghiacciaio del] Calderone con roccette e "suspence" finali.
Egidio, Fiorangela, Franco, Marcello - CAI Roma

20-6-2002
Accompagnati da Alberto Paleari, durante una settimana Albertiana, dalla cresta Nord-Est
Alberto, Everardo, Franco, Giovanni

27-6-2002
Sperone Centrale - Via Bafile + varianti
Giorgio Mallucci, Cristina, Lauretta

LE IMPRESE PARTICOLARI E GLI "EXPLOITS"


9-1-2002
Mauro e Luciano x il canale del Tempio...
Bella l’ultima goulotte(ina) ghiacciata!!
La giornata è stupenda e non c’è vento!!
Luciano, Mauro

13-1-2002 - ore 11,30
Maurizio e Franky, anime verticali, 1° invernale sul Gran Sasso!
Giornata fantastica!
Francesca, Maurizio

2-3-2002
Da Prati di Tivo con gli sci..
Discesa a Casale S.Nicola per il Vallone delle Cornacchie.
Davide (INA-INSA) - CAI Castelli
Carlo (INA-ISA) - CAI Castelli

7-3-2002
Vento di bestia...  Giornata stupenda!!
Partiti questa mattina alle ore 8,00 dal Piazzale "basso" della Funivia [ da Fonte Cerreto ],
Arrivo in vetta alle ore 12,30.  Si torna al piazzale della Funivia.
Marco


Conclusione

Se la lettura di "queste dediche" vi ha annoiato, vi chiedo scusa!
Se invece vi sono piaciute, scrivete due righe di commento:
- al Presidente della "Giovane Montagna" - sez. di Roma (indirizzo e-mail: presidente@giemmeroma.org)
- oppure al sottoscritto (indirizzo e-mail: webmaster@eneafiorentini.it
  Andrea sulla Vetta
Occidentale del Corno
Grande del Gran Sasso
mentre sostituisce il
libro di vetta, il 08-06-2004
(13027 bytes)
 Se, nella raccolta "online", trovate un vostro scritto e volete effettuare una correzione, un chiarimento, un’aggiunta a quanto è scritto sul libro, fatemelo sapere.
Molto spesso le firme degli escursionisti non sono leggibili sia perché scritte con un po’ troppe "volute artistiche" (sigh!) sia perché rovinate dall’umidità.
Se quindi trovate qualche firma sbagliata o mancante comunicatemelo ed eseguirò le correzioni.
Non ho voluto certo offendere nessuno e neppure violare un’eventuale "privacy" personale.
Ma un libro di vetta, aperto alla libera lettura di tutti quelli che riescono a raggiungerlo, non dovrebbe essere considerato un documento sottoposto ad una qualche norma di "privacy".
In ogni caso, se qualche autore lo desidera, eliminerò il suo scritto da questa raccolta non appena ne sarò informato. 
  Lorenzo, Roberto
e Dario sulla Vetta del
Campanile Livia alle
Fiamme di Pietra del
Corno Piccolo del Gran
Sasso - Abruzzo
(13820 bytes)
Vi assicuro che questo lungo lavoro di raccolta dei vostri pensieri è stato motivato esclusivamente dal comune amore per questa montagna!
  Dario e Erica in cima
alla Vetta Occidentale
del Corno Grande del
Gran Sasso durante la
sostituzione del libro
di vetta, il 19-09-2004
(14956 bytes)
 
Come già spiegato, lo scopo di questa pubblicazione di uno stralcio di messaggi del libro di vetta è solo quello di stimolare altre persone a salire su questa cima e a provare personalmente le stesse emozioni e sensazioni di quanti ci hanno preceduto.
Ed è anche una controprova per verificare se anche voi sentirete gli stimoli e la forza interiore di lasciare un vostro scritto sul libro di vetta. 
  Enea sulla cresta
Ovest del Corno Grande
del Gran Sasso dopo la
sostituzione del libro
di vetta, il 06-06-2003
(15403 bytes)
Da queste righe auguro a tutti i lettori di questo racconto di compiere la 1° ascensione alla Vetta Occidentale del Corno Grande (o l’ennesima per gli amanti del Gran Sasso come il sottoscritto) per assaporare l’aria fine della Vetta e sentire, forse, le stesse sensazioni e paure provate dall’ingegnere e capitano militare Francesco De Marchi quando salì per primo questa vetta nel lontano 9 agosto 1573.
Di questa salita ne lasciò una traccia scritta, oggi custodita nel Codice Magliabechiano conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze.
Alcune righe ci ricordano quanto fu impervia la salita a "... quel Monte che è detto Corno ..." e quanto fu difficile la scoperta di un passaggio sicuro per la vetta:

"...l’huomo non si puol dare aiuto l’uno à l’altro perché bissogna stare attaccato alla pietra con le mani: massime quando si è appresso alla sommità un terzo di miglio dove la pietra è fragilissima.   Dico se l’huomo cadesse che vi son luochi dove verrebbe ducento, e più bracci per aria; poi trovarebbe punte di sassi e d’ivi potteria cader’altro tanto, come fece un Frate l’anno 1572 che cascò e andò in pezzi...".

Naturalmente auguro a tutti di non fare la fine del buon Frate del 1572, ma di fare una bella escursione e un’interessante esperienza salendo questo "favoloso" Monte.   Quando arriverete in cima, non dimenticate di lasciare un vostro messaggio, il vostro "segno" sul libro di vetta.
Diverrete immortali!

Buona Montagna e Buon Gran Sasso a tutti!

Enea Fiorentini
 <Alcune riflessioni tratte dal libro di vetta della Vetta Occidentale del Corno Grande (Gran Sasso), recuperato il 6/6/2003>
 (Note scritte a Roma dal 22/7/2003 al 6/12/2004)

Torna alla pagina iniziale