La fuga del baccalà
di Mario Grigioni

 

A quasi quattro anni dalla sua pubblicazione, il libro In punta di Vibram(IPDV, per gli amici), capostipite di una prestigiosa collana, rappresenta un indiscusso punto di riferimento della letteratura alpina. La sua formula, semplice ma geniale, lo ha portato -nel 2004- ad entrare nella classifica dei cento libri più venduti d’Italia e, negli anni, a vantare più di un tentativo di imitazione.
Il capitolo che, probabilmente, ha riscosso maggiore successo fra i lettori, è quello dedicato alle Punizioni della Smalp nel quale viene elencata, scegliendo fra un vastissimo repertorio, una esilarante serie di motivazioni delle sanzioni disciplinari che, con grande disinvoltura, venivano comminate alla Scuola Militare Alpina di Aosta.
Persino la mamma di Fiorenzo, ormai quasi novantenne e grande fan di IPDV, ha un’ autentica predilezione per quel capitolo: chissà, forse ne percepisce lo spirito di fondo, bonario e quasi materno, cose d’ altri tempi…
Esiste tuttavia un’altrettanto ampia casistica di “non punizioni”, cioè di mancanze rilevate ma non sanzionate in virtù di generosità, bontà d’animo, complicità o, più spesso, di semplice buonsenso. In quest’ultima categoria rientra un episodio che, in quella bella estate degli anni sessanta, ebbe come protagonisti il sergente di complemento Artemio Scavazzini, veronese, ed il suo comandante di plotone, il milanese Fiorenzo.
Scavazzini, veterano del 16° corso ACS (parallelo al 48° AUC) stava per completare i suoi quindici mesi di naja interamente trascorsi alla Smalp e, sfoggiando con orgoglio il baffo d’oro conquistato a prezzo di tanta fatica, svolgeva impeccabilmente il suo servizio al secondo plotone della prima compagnia AUC, quello comandato (si fa per dire) dal sottotenente Fiorenzo.
Quel sabato mattina Artemio aveva molta fretta: lo attendeva un importante impegno fuori Aosta, e non intendeva giungervi in ritardo. L’autobus che l’avrebbe condotto a destinazione transitava con frequenza ridotta, ogni minuto era prezioso Così, circa mezz’ ora prima del termine dell’ attività addestrativa, si defilò dalla lezione in corso, indossò l’uniforme da libera uscita e, afferrata la regolamentare borsa di tela grigioverde a due manici, iniziò la sua corsa sfrenata verso la libertà.
Uscito dalla camerata 17 dove alloggiava, al primo piano della palazzina AUC, scese a grandi balzi le scale e svoltò a destra, dirigendosi verso la porticina di via Lexert che, come noto, poteva essere utilizzata soltanto come collegamento con il reparto corsi, sito al lato opposto della strada.
Ogni utilizzo improprio era severamente punito.
Conscio di commettere una grave infrazione, Scavazzini imboccò l’uscita a tutta velocità ma, appena sbucato sul marciapiede, evitò per un soffio di schiantarsi contro il severissimo tenente Labini che, di buon passo, aveva appena attraversato la strada e stava rientrando in Cesare Battisti .
Con grande presenza di spirito, Artemio tentò di cavarsela borbottando uno “scusi signor tenente” e salutando senza rallentare, ma la voce autoritaria di Labini lo surgelò sul posto:
“ E lei, sergente, dove pensa di andare ?”
“ Scusi signor tenente, dovrei andare a trovare mia zia a Chatillon, devo prendere l’ autobus…”
“ E con ciò? Non sa che l’orario di servizio non è ancora terminato, e che è assolutamente vietato
uscire da questa porta ? Lei è un comandante di squadra, deve dare l’esempio. Stia punito. Ora
andiamo dall’ufficiale di picchetto, le faccio fare rapporto.”
E così, mestamente, Scavazzini si mise in marcia al seguito di Labini, verso la gogna del Corpo di Guardia. Ma, strada facendo, rifiorì la speranza: quel giorno, se ne rammentò improvvisamente, l’ufficiale di picchetto era proprio Fiorenzo, lo sten del suo plotone… forse avrebbe avuto un occhio di riguardo…
“ Ciao Fiorenzo, ti affido questo furbone che ho beccato mentre cercava di filarsela, fuori orario, dalla porticina laterale. Gli prepari tu la punizione ? “
“ Ma certo, ci penso io -rispose Fiorenzo prendendo dal cassetto il blocchetto dei moduli di punizione- come si chiama lei”
“ Sergente Scavazzini Artemio, prima compagnia, comandi”
“ Ah, è pure della tua compagnia” -interloquì Labini
“ Eh cosa vuoi, le mele marce ci sono ovunque. Comunque tu vai pure a casa, me ne occupo io” Visibilmente soddisfatto, Labini uscì dalla caserma e, salutato dalla guardia in garitta, si diresse a piedi verso casa. La settimana si era conclusa in modo proficuo: non capitava tutti i giorni di beccare un sottufficiale in un’infrazione così clamorosa, di solito erano così furbi…
Sbirciando dalla finestra, Fiorenzo vide che la guardia era tornata in posizione di riposo, il pericolo era passato…
“ Ma si può sapere cosa ti è venuto in mente di scappare dalla porticina come un figliaccio qualunque ? Lo sapevi che ero io di picchetto, perché non sei passato di qui ?”
“ Eh, ero di corsa, devo andare a mangiare da mia zia a Chatillon. Mi ha preparato la polenta col baccalà, se arrivo tardi si offende. Mi fai davvero la punizione o posso andare?”
“ Sì ma muoviti, se aspetti ancora un po’, finisce che fai tardi davvero e tua zia se la prende pure con me “. E Scavazzini si volatilizzò, correva così veloce che sembrava sfiorare appena il terreno.
Per la verità, la storia del baccalà della zia non convinse pienamente. Pur essendo un piatto prelibato, era difficile credere che, da solo, giustificasse una tale fretta. Il dubbio venne rafforzato quando qualcuno riferì che nel pomeriggio un sergente, molto somigliante ad Artemio Scavazzini, era stato avvistato in piazza Chanoux, mentre passeggiava in buona compagnia.
Chissà, forse Scavazzini aveva una zia molto giovane e, come recita il motto del Most Noble Order
of the Garter (Nobilissimo Ordine della Giarrettiera), “honi soit qui mal y pense“…

 Milano, 13 Giugno 2008. Dedicato a S.E. l’Ambasciatore Mainardo Benardelli

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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