Tolleranza Zero
di Mario Grigioni

 

Uno dei tanti problemi che affliggono la Giustizia italiana, penalizzandone l’operatività e vanificando il concetto di “certezza della pena”, è la ridotta capienza delle strutture detentive.
Benchè le poche carceri esistenti siano state adattate fino alla massima capienza umanamente sopportabile (e talvolta oltre), spesso non sono sufficienti a soddisfare le richieste.
Ad esempio, nello storico “San Vittore” di Milano, familiarmente detto “el du” (il due, dall’indirizzo di Piazza Filangeri 2), le celle da quattro posti sono state riadattate per ospitare ben sedici detenuti ma, ciò nonostante, la domanda è sempre superiore all’offerta.
Stranamente, in quella bella serata estiva degli anni sessanta, anche il microcosmo della Smalp dovette affrontare un problema analogo. L’insolito episodio coinvolse due veterani dei corsi gemelli 48°AUC e 16°ACS, entrambi in servizio al secondo plotone della prima compagnia: il sottotenente Fiorenzo ed il sergente Artemio Scavazzini.
Quella sera, allo staff del secondo plotone erano state assegnate importanti responsabilità operative: Fiorenzo era l’ufficiale di picchetto, e ad Artemio era stato affidato l’ambito incarico di capo ronda. A quei tempi, quando si indossava l’uniforme anche in libera uscita, l’ordine pubblico in Aosta era tutelato da ben due ronde, ciascuna composta da tre militari: la ronda Smalp (con un AUC, un ACS ed un sergente capo ronda) e quella della Testafochi. Il servizio di ronda era particolarmente ambito in quanto, oltre a trascorrere la serata fuori dalla caserma, consentiva libero accesso a tutti i locali pubblici, cinema compresi. In sostanza, era considerato un vero e proprio fringe benefit.
Al termine del servizio, ben oltre l’ora del silenzio, mentre Scavazzini stava rientrando al proprio alloggio, il suo orecchio allenato percepì dei rumori inconfondibili: pesanti oggetti metallici trascinati sul pavimento, tonfi soffocati, imprecazioni e risate. Evidentemente, al pianterreno della palazzina AUC era in corso un’azione di sbrandamento collettivo.
Si avvicinò silenziosamente, protetto dall’oscurità, e verificò che il problema era circoscritto alla sola camerata cinque. Chissà perché, già da allora “la cinque” sembrava attrarre elementi particolarmente turbolenti, e questa peculiarità si sarebbe perpetuata negli anni, ben oltre lo storico spartiacque del centesimo corso AUC…
Scavazzini spalancò la porta della camerata e, accesa la luce, intervenne con decisione, sembrava il sergente di Full Metal Jacket:
“ Cos’è questo casino, dove credete di essere ? Avete tre minuti per sistemare tutto e mettervi a letto, altrimenti vi punisco tutti“.
Il sottufficiale si allontanò soddisfatto, gli allievi erano terrorizzati, il suo intervento era stato senza dubbio risolutivo. Ma, per scrupolo, si appostò dietro l’angolo per verificare che la situazione si normalizzasse; non si sa mai… Non dovette attendere a lungo: dopo un paio di minuti, la porta della cinque si spalancò ed un materasso, completo di lenzuola, coperta e cuscino, planò in mezzo al corridoio.
Non fu difficile individuare la vittima, poiché il suo tentativo di fingersi addormentata sulla branda sprovvista di materasso non ingannò l’occhio attento di Artemio. Tuttavia, fu impossibile risalire ad un singolo colpevole, e così il sergente fu costretto ad infliggere una punizione collettiva.
“ Preparatevi, stanotte dormite tutti al Bristol”
Come noto, era detto Bristol il locale, adiacente al corpo di guardia ed arredato con un rude tavolaccio, dove si scontava la temuta “camera di punizione semplice”, in breve CPS. I puniti vi accedevano indossando la tuta ginnica e le buffe scarpe marroni da ginnastica, naturalmente senza lacci. Era consentita una coperta ciascuno.
Mentre i puniti, mugugnando, si preparavano ad affrontare il loro destino, Artemio telefonò all’ufficiale di picchetto, che rispose al primo squillo:
“ Pronto, sottotenente Fiorenzo, ufficiale di picchetto”
“ Fiorenzo, sono Scavazzini, guarda che ti porto degli inquilini per il Bristol”
“ Ah bene, d’accordo. Hai detto inquilini, sono più di uno ?”
“ Sì, sono dieci, è una camerata del primo plotone al completo”.
“ Ma dove li metto ? Lo sai anche tu che al Bristol, al massimo, possono starci in quattro”
“ Eh già, non ci ho pensato, e dire che ci ho dormito anch’ io, da ACS. E adesso come facciamo?”
Dopo una breve pausa di riflessione, fu lo stesso Artemio a proporre la soluzione che avrebbe permesso di salvare capra e cavoli in modo creativo e, visto col senno di poi, addirittura lungimirante.
“ Senti Fiorenzo, e se recitassimo le parti di quello buono e quello cattivo? Nei telefilm americani funziona sempre”. E così, il piano venne messo rapidamente a punto e Fiorenzo, visibilmente sollevato, uscì in cortile, pronto ad affrontare l‘insolita emergenza.
Il gruppetto giunse in fila indiana, di corsa, ciabattando nelle scarpe senza lacci, tenuto al passo dall’implacabile Scavazzini che, come prescritto dal regolamento, presentò la forza in modo formale ed impeccabile:
“ Sergente Scavazzini Artemio, capo ronda della Scuola Militare Alpina, con dieci puniti di CPS, comandi”
“ Bene, sergente, cosa hanno fatto ?”
“ Reiterate attività di sbrandamento multiplo, nonostante il richiamo verbale del sottoscritto.
Propongo giorni uno di CPS” declamò Artemio, leggendo direttamente il foglio di punizione che
aveva già compilato.
Fiorenzo annuì con aria grave. Ripensò agli sbrandamenti che egli stesso aveva subito, prima da
AUC, poi da sergente ed infine persino da neo-sottotenente. Fece del suo meglio per mantenersi
serio, nonostante l’assurdità di quanto si accingeva a dire ma probabilmente, nonostante ancora oggi affermi il contrario, non riuscì a convincere nessuno.
“ Eh stavolta l’avete fatta proprio grossa, si tratta di un evidente caso di insubordinazione.
Quando il Comando vedrà il rapporto del sergente, non potrà fare altro che espellervi dal corso. Il
capo camerata ha qualcosa da dire ?”
“ Allievo ufficiale Ferrero Luigi, capo camerata della camerata numero cinque. Scusi signor tenente, oggi uno di noi ha preso 30 all’esame, al Poli di Torino, volevamo festeggiarlo…”
A questo punto intervenne Artemio, recitando magistralmente la parte concordata.
“ Tenente, in fondo sono dei bravi allievi, per questa volta non potremmo chiudere un occhio ?”
“ Lei è troppo buono, sergente, non si può passare sopra a fatti così gravi”
“ Senta, facciamo così: annulliamo la CPS, e io personalmente garantisco che non succederà più”
“ E che punizione propone ?”
“ Cinque giri del cortile di corsa”
“ Non è sufficiente. Facciamo cinque giri di corsa e dieci pince per la vecchia”
E così, sempre ciabattando e con le coperte sulle spalle come Linus, il gruppetto completò i cinque giri, eseguì con grande vigore i dieci piegamenti, e finalmente fece rientro in camerata. Non si verificarono ulteriori sbrandamenti, almeno per quella notte…
Fiorenzo ed Artemio si concessero il drink di mezzanotte (al corpo di guardia non mancava mai il necessario), soddisfatti di avere risolto la situazione in modo così brillante. Ancora non se ne rendevano conto ma, con quasi quarant’ anni di anticipo, avevano inventato l’ indulto !”

Grigioni Mario - Ha frequentato il 48° corso AUC nel 1967. Dopo il periodo da sergente presso il battaglione Pieve di Cadore, ha prestato servizio di prima nomina alla Smalp, come comandante di plotone alla Prima compagnia AUC ed istruttore di trasmissioni. È dirigente d'azienda a Milano.

 

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